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L’evoluzione artistica di M.I.A.

Attivismo politico, forza interiore e vulnerabilità

Immagine di copertina: M.I.A., P.O.W.A., 2017

Nata nel London Borough of Hounslow il 18 luglio 1975, sotto il segno del Cancro, Mathangi “Maya” Arulpragasm, da noi conosciuta con il nome d’arte M.I.A., ha saputo tradurre la sua personalità e la sua peculiare storia personale come rifugiata politica in un proprio linguaggio artistico.

La sua estetica è ipnotica, femminile, ma allo stesso tempo dissacrante. Artista grafica e musicista, rapper e attivista, nel 2009 è stata considerata tra le cento persone più influenti del mondo secondo TIME; la scelta viene commentata con un elogio alla sua modalità di creazione estemporanea, che segue spontaneamente il proprio gusto.

I corsi associati

Stilista

tecnologico

Ph: Arular, grafiche, 2004 -1

M.I.A. non pone alcuna gerarchia tra ciò che artisticamente ama, sia che provenga da una società tribale in un luogo sperduto, sia che giunga dalle contaminazioni musicali di una metropoli. Entrambi gli elementi trovano uguale spazio di espressione nelle sue produzioni.

Maya, nel corso della sua carriera artistica, ha saputo innovarsi e trasformarsi rimanendo fedele alle tematiche che l’hanno portata ad iniziare la propria attività nel mondo dell’arte e della musica sperimentale: la guerra civile nello Sri Lanka e la condizione della popolazione tamil.

M.I.A. è l’acronimo di “Missing In Acton”, ispirato all’espressione “missing in action” che in ambito militare indica un soldato che è stato perso durante una missione. Acton è il quartiere dove è cresciuta, nella zona ovest di Londra.

A pochi mesi torna con i genitori ed i fratelli nella terra d’origine: lo Sri Lanka. A causa della guerra civile si trasferiscono in India e dopo una breve permanenza tornano nuovamente in Inghilterra. In questo periodo Maya vive come rifugiata politica; questa esperienza segna profondamente la sua adolescenza, causandole un senso di perdita della propria individualità.
 

Ph: Grafiche che rappresentano Ambika e le tigri tamil


M.I.A. frequenta la scuola d’arte Central Saint Martins, in cui viene ammessa con borsa di studio, con l’intento di diventare una regista professionista. Le sue prime sperimentazioni con una videocamera consistono in alcuni filmati di sconosciuti incontrati per le vie londinesi.

Ormai prossima alla laurea, Maya viene colta dal turbamento nel sapere le condizioni di vita di una cugina residente nello Sri Lanka, luogo da cui lei è scappata molti anni prima. Decide di partire per un viaggio nella terra d’origine, al fine di filmare un documentario riguardante la situazione politica ed il genocidio in corso. Non è un caso che nella sua prima mostra personale, avvenuta nel 2001 a Portobello Road, siano esposti dipinti con spray colorati ed applicazione di adesivi raffiguranti alcune tigri, simbolo della resistenza tamil in Sri Lanka.

Il primo disco, 2004

Ph: M.I.A., 2004


Poco dopo M.I.A. lavora come artista grafica per la band britannica Elastica, conoscendo Justine Frischmann, la quale ha un ruolo cruciale nella sua vita. La cantante convince Maya a percorrere una propria carriera artistica e musicale.

“Arular”, il primo disco di M.I.A., viene pubblicato nel 2004 sotto l’etichetta Interscope. Arular è il nome del padre dell’artista, uno dei fondatori del movimento politico di resistenza tamil.
Nel video del singolo “Galang” emergono alcuni temi chiave della poetica di M.I.A.: sullo sfondo scorrono le immagini delle opere da lei create, raffiguranti aerei militari e carri armati, simboli riferiti alla guerra civile. Appaiono nuovamente le tigri. Infine, sono presenti alcune grafiche con il volto di Ambika, una donna con un ruolo cruciale nella protezione di molti civili all’interno dello Stato dello Sri Lanka.

Ph: M.I.A., Boyz, 2007


Appartiene al disco “Kala”, pubblicato nel 2007, il brano “Paper Planes”, che attraverso un video di apparente spensieratezza, balli a tempo e colpi di pistola di sottofondo (fraintesi all’epoca come onomatopee tipiche della scena hip hop), descrive la situazione che gli immigrati si trovano frequentemente ad affrontare quando arrivano in un paese straniero.
La frase «All I wanna do is […] and take your money», associata a colpi di pistola, è in realtà un modo allegorico e provocatorio per alludere al modo in cui, spesso, vengono visti gli immigrati dalle persone locali: commettono crimini e rubano il lavoro.

L’album “Maya”, pubblicato nel 2010, è un’aspra critica, comunicata in modo musicale ed artistico (mediante le grafiche create da M.I.A. stessa), rispetto alle conseguenze dell’avvento di Internet. In questo album è presente anche il singolo “Born Free”, il quale è stato giudicato controverso per l’aver simulato, all’interno del video musicale, uno scenario simile a quello nazista; le vittime questa volta sono le persone rosse di capelli. Tra le critiche espresse con forza emergono anche aspetti di vulnerabilità ed estrema sensibilità. “It takes a muscle” ne è un manifesto: Maya canta di come, metaforicamente, ci sia bisogno di muscoli per sostenere i propri sentimenti d’amore.

Due anni dopo, nel 2012, viene pubblicato l’album “Matangi”.
Il titolo è tratto dal nome della dea induista della conoscenza, delle arti e della musica. M.I.A. la identifica come la protettrice della verità, come lei l’artista vuole mostrare la sua verità. In “Bring the Noize” sostiene: «Truth is like a rotten tooth, you gotta spit it out!», ossia la verità è come un dente rotto che necessita di essere sputato.

In un’intervista con YARD, Maya dichiara che la rabbia emersa artisticamente nei primi tre album si è fatta quieta in “Matangi”, trasformandosi in elevazione spirituale. Le grafiche, i colori, i costumi, i ritmi richiamano la cultura hindu. Nel singolo “Y.A.L.A.”, filmato in collaborazione con il marchio Kenzo, la musica ritmata ed il trucco fluorescente fanno da accompagnamento ad un discorso che parla di reincarnazione: al termine Y.O.L.O., ossia “You Only Live Once”, viene contrapposto l’acronimo Y.A.L.A. che indica l’espressione “You Always Live Again”.

L'ultimo album: AIM, un mantra.

Ph: AIM, Simbolo Fly Pirates, 2016
 

“AIM”, pubblicato nel 2016, è l’ultimo album ufficiale dell’artista. Come lei afferma, “aim” è una sorta di mantra da utilizzare quando si viene travolti da un’emozione. In inglese “to aim for” significa ambire; il titolo “AIM”, infatti, indica anche “ambire a qualcosa di migliore”.

In questo contesto emerge una maggiore maturità e calma nell’artista, evidente nel singolo "Finally”. Il video manifesta una ricerca di quiete, trasmessa dal senso di calma delle inquadrature delle dune di sabbia, ed una raggiunta accettazione di ciò che non si può controllare: i giudizi altrui. Appare poi il simbolo “Fly Pirate” che con l’unione di due mani imita il volo di un uccello, per invitare a volare più alto rispetto a ciò che vuole abbatterci. In “AIM” convivono atmosfere sognanti e argomenti politici, vulnerabilità e forza interiore. Nel singolo “Survivor” la sensibilità ferita si trasforma in stimolo per trovare il proprio potere personale.

Elaborando il trauma che le esperienze della prima parte della sua vita hanno portato con sé, Maya ha fatto emergere dal fango, i fiori, metaforicamente e fisicamente, come nel video “P.O.W.A.” (singolo del 2017).

Ph: M.I.A. per H&M, World Recycle Week, 2016


M.I.A. è una figura peculiare all’interno della scena artistica e musicale. Ha associato all’aggressività della sua produzione artistica fortemente politica, che si serve dell’uso delle immagini e della moda con un atteggiamento provocatorio, la dimostrazione di una personalità sensibile e per questo anche in grado di imporsi con forza rispetto a ciò che la tocca interiormente. M.I.A. manifesta il carattere di una ragazzina che ha saputo trovare nella perdita d’individualità dell’essere rifugiata politica, una propria identità ed una propria ragione di esistere nell’arte.

Arianna Pagani
Studentessa del I° anno del percorso Stilista Tecnologico


Videografia:
M.I.A | Full Q&A | Oxford Union, 10 maggio 2017
M.I.A.: "Can you be a global icon coming from nowhere?" | Interview, 7 ottobre 2016

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