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ESISTE UNA SECONDA VITA? IL VINTAGE INSEGNA

STATE TRANQUILLI, NON STO PER PARLARVI DI QUALCHE STRANA CREDENZA BUDDISTA, E NEMMENO DI ZOMBIE E FANTASCIENZA. BENSÌ DEL TANTO DISCUSSO, RICERCATO, SCHIVATO E TALVOLTA INTROVABILE, VINTAGE!

Etimologicamente, questa parola, deriva dal francese “vendange”, vendemmia, che anticamente in modo generico veniva usato per indicare vini di grande valore. Col passare dei secoli, poi, ha acquisito il significato “d’annata”, dal quale, applicato a svariate categorie di prodotti, ne deriva l’accezione odierna.

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A TUTTI GLI EFFETTI, QUESTO ESCURSUS STORICO, CI PERMETTE DI SVELARE LA CHIAVE DI VOLTA DEL VINTAGE: IL TEMPO.

Questo tipo di commercio prevede un processo d’investimento totalmente opposto a quello del mercato contemporaneo. Infatti, il prodotto comprato nella sua epoca originaria ad un prezzo modesto, col passare degli anni aumenterà il suo valore. Non solo il buon vino, quindi, invecchiando migliora!

La febbre del Vintage nasce, in sordina, nel XXI secolo, quando i consumatori iniziano a rendersi conto di aver perso per strada la qualità del prodotto acquistato, dando peso solo al nome che questo porta.

È un dato di fatto che le proprietà organolettiche dei tessuti utilizzati al giorno d’oggi siano nettamente inferiori rispetto a quelle passate. La grammatura, le rifiniture, le linee e la portabilità, infatti, sono lentamente sfumati col progredire del XX secolo, lasciando il posto al consumismo, figlio dei grandi ed importanti Marchi.

Fino agli anni ’90 di fatto, la firma dello stilista andava di pari passo con la qualità del capo, artigianale o industriale che fosse.
Un esempio lampante è quello di Supreme, un noto marchio di skaters fashion che, inizialmente produceva pochi prodotti di streetwear ad uso esclusivo di amici, ma col passare degli anni questi sono diventati pezzi unici, introvabili e molto costosi, hit dello “street Vintage”, se così si può dire.

MA ACCANTONANDO I NOIOSI TECNICISMI, VORREI ORA PORRE L’ATTENZIONE SU UN PUNTO CRUCIALE: COSA RENDE COSÌ SPECIALE UNA GIACCA INDOSSATA DA UN PERFETTO SCONOSCIUTO ANNI LUCE OR SONO?

A questa domanda rispondono i soci, nonché proprietari, del negozio Recycle Garage di Bergamo.

Questa giovane attività nasce nel 2016 grazie ad un progetto di tre ragazzi, sfrenati appassionati di Vintage, conosciutisi al celebre East Market di Milano, dove lavoravano come espositori.

L’obiettivo principale del negozio è il recupero e il riuso come presa di coscienza necessaria in una situazione socio-economica che porta allo spreco e alla produzione di massa incontrollata.

L’esercizio è diviso in varie attività che spaziano dalla vendita al dettaglio di abbigliamento Vintage, alla collezione di vinili, sino all’handmade di oggetti esausti riportati in vita con un colpo di reused design.

Il traguardo comune dei tre imprenditori, infatti, è quello di restituire valore alla parola “moda”riportandoci a quei bei vecchi tempi in cui un abito aveva anche un’anima, e non solo un involucro.
La spinta dei grandi marchi verso il fast fashion, piuttosto che il fenomeno sempre più imponente dell’hypebeast, ovvero l’ostentazione di loghi esclusivi agevolato dai social, hanno portato ad una svalutazione del concetto di “moda come occasione per esprimersi”.

LA GLOBALIZZAZIONE CI HA INDOTTI A PERDERE DI VISTA IL VALORE DELLE COSE, PER STARE AL PASSO CON LA TENDENZA DEL MOMENTO

A chi non è mai capitato di acquistare un prodotto, costoso, solo perché abbagliati dal suo nome?
E in tutta onestà, a chi non è mai capitato che lo stesso sudatissimo oggetto non si rompesse dopo pochissimo?
Beh, se non vi è mai successo, ritenetevi molto fortunati.

Secondo la testimonianza degli imprenditori di “Recycle Garage”, infatti, l’abbigliamento Vintage ha un asso nella manica: oltre la qualità dei tessuti, nettamente superiore a quella moderna, ogni segno del tempo che sopraggiunge, ogni nuova “cicatrice” che si guadagna, il buchetto che non c’era prima nella fodera del taschino, lo rendono ancora più interessante!

CON IL PASSARE DEL TEMPO, VIENE AGGIUNTO UN PEZZO DI STORIA A QUELL’OGGETTO E QUESTO LASCIA DEI SEGNI. E QUESTA, SIGNORI, È L’ANIMA PROFONDA DEL VINTAGE

Non è una moda: è un insieme di tendenze, accessori e abiti che hanno fatto il passato, e tornano in auge ciclicamente. È uno stile di vita, un movimento culturale che, fortunatamente, sta entrando sempre più nella mentalità delle persone.

Negli ultimi anni, questa propensione ha contagiato anche grandi stilisti, che propongono sfilate dal sapore retrò, sfoggiando fantasie tweed e check, vintage animalier e silhouette anni 70. Ne sono esempio il ritorno della la Bamboo Bag di Gucci o le calzature Creations di Salvatore Ferragamo.

In Italia siamo sommersi dal lusso che ci dona il Made in Italy”, grazie al quale godiamo di ottima qualità e ricercatezza nell’abbigliamento di vecchia data. Purtroppo, però, la nostra cultura al riguardo è nettamente inferiore rispetto ad altri Paesi come gli Stati Uniti, dai quali, spesso, i rivenditori italiani di mercati e negozi Vintage, sono costretti a comprare il materiale.

Ogni pezzo rivenduto dai collezionisti, è certificato da un tagliando di indicazione della provenienza e della data di produzione, per limitare le contraffazioni soprattutto delle grandi marche che, oggi, sempre più spesso, sbirciano indietro per riappropiarsi del passato stilistico e di una storia interrotta.

“QUANDO COMPRO UN ABITO VINTAGE, ACQUISTO UN PEZZO DI STORIA”.

Così dice Mattia, responsabile del settore abbigliamento del Recycled Garage, mostrandomi un bomberino anni ’30 di un pilota americano, sul quale è stata cucita una toppa raffigurante le bombe lanciate.

Per non parlare poi della bizzarra foto di una donna nuda, dedicata ad un tale soldato Billy, ritrovata nel taschino di una casacca militare della guerra del Vietnam. E questo è solo un assaggio delle cose curiose che si possono incontrare bazzicando in questo mondo.

Oltre ad acquistare un articolo, la nostra clientela ha la possibilità di conoscerne la storia e ascoltare il significato che quell’oggetto ha avuto per la generazione che l’ha posseduto ed in questo modo godere lei stessa del privilegio di vivere quei momenti e perché no, magari attribuirgli nuova vita e nuovo significato”.
I ragazzi del Recycle Garage ci svelano che hanno trovato proprio nei giovani la voglia di riscoprire il passato con sana curiosità.

Probabilmente il non avere una visione rosea del futuro ci spinge alla ricerca di epoche che avevano un fascino, un’esclusività e una speranza per i tempi a venire, in contrapposizione alla moda sterile e rivista dell’ultimo decennio.

CHE SIA L’INIZIO DEL RITORNO?

Chiara Zerbini
I anno del percorso di Accessori per la Moda

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