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CHIARA ZANETTI: UN NUOVO MODO DI PENSARE IL PELLAME

CHIARA ZANETTI È UNA CREATIVA CHE HA SCELTO UNA STRADA INCONSUETA E PROPRIO PER QUESTO ANCORA PIÙ SPECIALE.

INTERESSE E CURIOSITÀ PER LA SPERIMENTAZIONE L’HANNO SEMPRE GUIDATA NEL SUO PERCORSO ARTISTICO E NOI CI SIAMO FATTI RACCONTARE QUALCOSA DI PIÙ SULLA SUA PROFESSIONE E SUL SUO MODO DI VIVERE LA RICERCA!

La pelle è diventata il suo materiale per eccellenza, quello che predilige, anche grazie alla sua versatilità e al suo fascino unico.

Ha dato inizio ad un nuovo modo di “pensare il pellame” che è culminato, nel 2006, nella creazione di un brand “Chiara Zanetti”

Oggi Chiara crea "oggetti" che riescano a vivere in armonia con i mutamenti del tempo, mantenendo unicità ed originalità, cercando di rispondere ad un’esigenza sempre più diffusa, di ricercatezza, personalità che solo la creatività ed un’attenta e minuziosa lavorazione artigianale possono esprimere, al di là della moda e delle mode. 

In ITS Machina Lonati è docente di Sviluppo Prodotto e Budget all’interno del corso di Accessori per la Moda.

I corsi associati

Accessori

per la moda

Che tipo di formazione ha avuto?

Il mio percorso di formazione si è strutturato nel settore dell’accessorio per calzature e abbigliamento.

Ho collaborato con diversi studi stilistici e con aziende, dove ho acquisito la conoscenza di alcune delle fasi principali di produzione che sono utili ogni giorno.

C’è qualcosa che l’ha colpita particolarmente mentre si stava ancora formando?

Ciò che più mi ha stimolato e affascinato durante il periodo di formazione, è stato l’approccio tangibile con la materia: capirne le potenzialità e i limiti, provare diverse tecniche di lavorazione, entrare in contatto con la maestria manuale ed apprenderla dalle persone che ho incontrato durante questi anni, oltre che toccare con mano la passione connessa allo svolgere una professione con costanza e accuratezza.

Inoltre, proprio nei miei anni di studio, iniziavano ad essere utilizzati processi di lavorazione sempre più innovativi, come il taglio laser che oggi offre prodotti di altissima qualità e precisione e dà la possibilità di spaziare e migliorare alcune tecniche di lavorazione.

A livello lavorativo, di cosa si occupa oggi Chiara Zanetti?

Oggi ho il mio brand, “Chiara Zanetti”, fondato nel 2006, e mi occupo di progettazione e produzione di accessori e bijoux realizzati totalmente in pelle, cercando di conferire al pellame l'aspetto di un’altra materia.

Nel tempo ho cercato di affinare e proporre un prodotto di alta artigianalità con filiera di produzione e materiali totalmente italiana.

Per realizzare un manufatto che esprima carattere, personalità e unicità ci sono molte ore di ricerca e tentativi e, proprio per questo, il lavoro va seguito costantemente in tutte le sue fasi.

Quando si parla di alta artigianalità anche il singolo pezzo creato, racconta una sua storia e ha un suo tempo di lavorazione. Lavorando con la pelle, soprattutto, si ha a che fare con un materiale “vivo” che ha bisogno di essere capito ed interpretato più di altri per esprimere tutte le sue potenzialità.

Le mie collezioni devono diventare una seconda pelle da indossare e un prodotto artigianale di qualità: voglio che il mio gioiello sappia esprimere ricercatezza, cura per i dettagli e per i materiali, oltre che sia in grado di offrire aspetti pratici positivi, come la facilità nell’essere indossato e la leggerezza.

Qual è l’esperienza che ha fatto che più le ha permesso di crescere?

Direi che ci sono state due esperienze, fino ad ora, particolarmente importanti per la mia crescita professionale.

La prima è stato il tempo passato nell'ufficio stile di un’azienda, dove coesistevano lo studio stilistico e la fabbrica e dove venivano sviluppati, quindi, sia i campioni che la produzione vera e propria.
Qui ho avuto la possibilità di imparare, oltre alle fasi stilistiche necessarie per creare una collezione, anche i passaggi per la realizzazione della prototipazione. Avevo accesso al magazzino dei materiali, alla fabbrica con i vari macchinari, dove potevo visionare e anche provare personalmente a sperimentare alcune tecniche di lavorazione e materiali.
Il disegno, infatti, anche se studiato nei minimi dettagli e realizzato con precisione, è limitante e, secondo me, si ha sempre bisogno di provare la materia che si pensa di utilizzare in un progetto poiché il tatto e la percezione rimangono elementi molto importanti.

La seconda esperienza fondamentale, è stata l'apertura del mio brand in America: ho dovuto imparare e apprendere molte cose velocemente tra cui la gestione, le tempistiche e l’aspetto finanziario che sono ben diversi da quelli di un’azienda italiana.
Ho compreso che non basta fare un prodotto di qualità e dalla grande personalità, ma che, oggi, il marketing vince su tutto e bisogna investire molto, non solo in termini di tempo, ma anche di denaro.

Quale aspetto le piace di più del lavoro che fa oggi?

Ciò che adoro è la possibilità di realizzare e proporre un prodotto che nasce da un sentimento.

Nel mio modo di creare, cerco di fare moda, ma non seguendo la moda: un progetto deve partire da un’idea "pura", nei suoi colori e nelle sue forme, libera dai condizionamenti delle tendenze del momento.

Non esiste creativo che riesca a realizzare un prodotto che non sente almeno in parte suo. Io stessa, più volte, ho realizzato un articolo valutandone più l'aspetto creativo ed emozionale che quello commerciale, perché quando mi sento soddisfatta di un nuovo progetto difficilmente questo non piacerà.

Cambierebbe qualcosa della sua esperienza fino ad oggi?

“L’errore ci dona semplicemente l’opportunità di iniziare a diventare più intelligenti”, questa frase di Henry Ford dice tutto.

Sicuramente se mi guardo indietro ci sono diverse cose che non rifarei, ma che sono state un “passaggio obbligato” per arrivare ad avere più consapevolezza e maturità nella mia professione.

Cosa, del lavoro che fa e del suo background, le è più utile per la sua docenza in ITS Machina Lonati?

Penso sia stata l'esperienza sul campo, il lato pratico a rendermi in grado di trasferire le mie conoscenze agli studenti. Bisogna imparare a sporcarsi le mani, ad entrare nel profondo, in connessione con ogni parte di un progetto, avvallandosi e riconoscendo anche le competenze altrui.

Cosa pensa del mondo del lavoro oggi?

Vedo e percepisco molta confusione e disordine. La moda di oggi ne è la dimostrazione: da alcuni anni non esiste più uno stile o un’identità ben definita anzi, molte persone e di tutte le età non scelgono più capi ed accessori per un sentimento di appartenenza, ma hanno bisogno di identificarsi in uno “stampo” definito da canoni già dettati. 

Si è sempre detto che l'abito non fa il monaco, ma, mai come oggi, questo detto dimostra di essere sbagliato!

Quali sono, a suo avviso, le posizioni professionali più interessanti e da tenere d’occhio, soprattutto nel suo campo?

Oggi una delle posizioni più interessanti e con la professionalità più complessa, è quella del product manager che deve fungere da punto di collegamento tra il lavoro dello stilista, la produzione e l'area vendite. Il product manager deve saper ottimizzare e organizzare il prodotto, rendendolo grazie ad un’approfondita conoscenza del mercato. 

Le conoscenze economiche, però, non sono le uniche necessarie per svolgere questo ruolo. Bisogna avere anche un’ottima conoscenza del prodotto che si segue e che si vende.

Non è un caso, infatti, che circa un quinto dei product manager che oggi lavorano in campo moda sono specializzati in design e non in economia.

Quale consiglio darebbe ai suoi giovani studenti?

Di mantenere una certa umiltà e di imparare a ragionare e lavorare in team.

Oggi tutto è più veloce e il confronto con altre realtà è una palestra che stimola la mente ad aprirsi a prospettive via via più ampie.

L’esperienza è fondamentale per raggiungere una certa consapevolezza e professionalità, al di là delle doti innate che una persona possa possedere. Consiglierei a tutti i miei studenti di ascoltarsi perché la nostra parte istintiva racchiude sempre un fondo di concretezza che ci indirizza verso le scelte più idonee.

Infine, direi a tutti di mantenere una dose di ironia nell'affrontare le situazioni. Questo non vuol svolgere un lavoro con superficialità, ma semplicemente alleggerire le nostre insicurezze e rendere alcune situazioni più gestibili e piacevoli.

Alice Cherubini
Web Content & Social Media
ITS Machina Lonati

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