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DA HARLEM A GUCCI: LA STORIA DI DAPPER DAN

La leggendaria storia di Dapper Dan, uno dei designer forse meno noti al pubblico, ma che, con le sue idee rivoluzionarie e la sua tenacia, ha gettato le basi per le tendenze attuali

Dapper Dan, il cui vero nome è Daniel Day, nacque l’8 agosto 1944 ad Harlem, storico quartiere a prevalenza afroamericana della città di New York.

Il rapporto tra la moda e Dan iniziò in maniera inusuale. La sua attività iniziale, infatti, fu quella di vendere capi d’abbigliamento rubati nella sua auto per circa 8 anni, fino a quando, nel 1982 aprì il suo negozio situato sulla 125th strada, a New York.

Nell'immagine di copertina, Dapper Dan davanti al suo negozio ad Harlem

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Il piano di Dan era quello di “rigare dritto” aprendo un classico negozio d’abbigliamento con il quale rifornire gli abitanti del quartiere ma, durante questo percorso, dovette scontrarsi con le ideologie razziste di alcune case di moda che si rifiutarono di vendere i propri capi d’abbigliamento ad un negozio gestito da un afroamericano.

Dan non si diede per vinto, imparò da solo le principali tecniche sartoriali e con dei piccoli investimenti riuscì anche a realizzare delle stampe sui tessuti creando così numerosissimi capi contraffatti

Nella foto, Dapper Dan nella campagna pubblicitaria di Gucci (2017)

Dan imprimeva sulle proprie stoffe i loghi di Gucci, Fendi, Louis Vuitton e di altri grandi marchi della moda italiana e francese proponendo alla propria clientela sia riproduzioni di capi visti in altri negozi o sulle passerelle, sia capi originali progettati direttamente da lui con impresso il nome di qualche famoso brand.

Il suo negozio era aperto 7 giorni su 7, quasi 24 ore su 24, le persone potevano recarsi a qualsiasi ora di qualsiasi giorno e trovare Dan lì, pronto a soddisfare le richieste di ognuno.

I suoi clienti iniziali erano principalmente appartenenti alla comunità afroamericana di Harlem che lì poteva trovare capi griffati anche di grandi taglie che non sempre potevano reperire nei negozi tradizionali e, soprattutto, capi originalissimi creati su misura con l’utilizzo di loghi falsi.

Nell'immagine, Dapper Dan e il rapper LL Cool J che indossa una felpa creata appositamente per lui dallo stilista

La sua capacità di personalizzare i capi fu tale che persino il mondo della criminalità organizzata si rivolse a lui.

Si narra infatti che il boss della droga Alpo Martinez e alcuni dei suoi affiliati fecero realizzare nel suo negozio giubbotti e cappelli antiproiettili “griffati”.
Altri clienti meno singolari, ma altrettanto noti furono star del mondo hip-hop, come il duo formato da Erik B. e Rakim che scelsero di indossare gli abiti di Dapper Dan per le copertine di due dei loro album, o il rapper LL Cool J e anche star del mondo dello sport, tra i quali l’atleta olimpica Diane Dixon e il pugile Mike Tyson

Nella foto d'epoca, alcuni rapper che indossano delle creazioni di Dapper Dan con le riproduzioni dei loghi di Louis Vuitton e Gucci

Un altro episodio curioso coinvolse Dappr Dan nel 1988, quando Tyson e il suo rivale Mitch Green ingaggiarono uno scontro proprio fuori dal suo negozio.

Il risultato di questa rissa vide Green con il naso e l’occhio sanguinanti, Tyson con la mano rotta e Dapper Dan accusato di contraffazione da parte di Fendi per una giacca indossata da Tyson al momento dello scontro.

I video di quella rissa, infatti, ci misero poco a fare il giro del mondo e i legali di Fendi ci misero ancora meno ad intentare una causa contro il designer di Harlem che fu costretto nel 1992 a chiudere definitivamente il suo negozio.

Nell'immagine, Mike Tyson che indossa una felpa realizzata da Dapper Dan

Nel 1999 un altro pugile iniziò a fare nuovamente la fortuna di Dapper Dan, Floyd Mayweather, infatti, lo ingaggiò perchè realizzasse per lui dei capi esclusivi e Dan riuscì così a rimettersi in sesto economicamente e ricominciò a lavorare come designer underground per diversi anni.

Nella foto, uno dei primi completi disegnati da Dappen Dan per Mayweather

La svolta definitiva della sua carriera arriva nel 2017.

Alessandro Michele, designer di Gucci, presenta la sua Cruise Collection a Firenze, tra i capi spunta una giacca identica a quella creata da Dapper Dan nel 1989 per l’atleta olimpica Diane Dixon con l’unica differenza che quest’ultima era griffata Louis Vuitton.

Da subito si scatenarono polemiche: da una parte chi, come Diana Dixon, chiese che la “paternità” della giacca venisse attribuita a Dapper Dan e dall’altra invece chi sosteneva che Dapper Dan non avesse alcun diritto di essere citato in quanto lui stesso aveva creato quella giacca contraffacendo il marchio di Louis Vuitton. Alessandro Michele intervenne quindi con una dichiarazione sostenendo che il suo fosse un chiaro omaggio allo stilista di Harlem e che fosse certo che gli esperti avrebbero colto immediatamente il suo riferimento. 

L'immagine che mette a confronto la giacca creata da Dapper Dan nel 1989 e quella creata da Alessandro Michele per Gucci nel 2017

Gucci comunque, oltre alle dichiarazioni ufficiali, decise di muoversi creando una collaborazione con Dapper Dan che dura tutt’ora.

Nel 2017, infatti, Dan è diventato protagonista di una campagna pubblicitaria del brand per i suoi abiti sartoriali e ha inoltre disegnato una collezione venduta nei negozi la primavera successiva.

Gucci ha infine aiutato Dan a riaprire il suo negozio, fornendogli i tessuti e gli stampi dei loghi originali da imprimere sui suoi capi permettendogli così di ridare vita alla sua attività.

Lo scatto è parte della campagna della collezione Dapper Dan e Gucci

La collaborazione però non si è fermata ai capi d’abbigliamento, Dan è diventato ormai un consulente della maison italiana, utile più che mai nel caso scoppiato a causa del maglione balaclava, presentato nella collezione AI 2018/2019. 

Il CEO di Gucci, Marco Bizzarri, proprio a causa di queste polemiche, è volato ad Harlem per confrontarsi con Dapper Dan e capire come Gucci avrebbe potuto dimostrare che la società non voleva offendere nessuno e, anzi, che l’obiettivo del marchio Gucci e del suo direttore creativo era, ed è, quello di creare una maggiore integrazione tra culture differenti.

Questo incontro ha dato vita ad un programma di integrazione e sviluppo multiculturale attraverso attività sparse in varie località del mondo.

Nella foto, sempre uno scatto della campagna che ha presentato i capi in collaborazione tra Dappen Dan e Gucci

Dapper Dan non è solo uno stilista che con la sua moda ha anticipato di 30 anni quello che oggi vediamo sulle passerelle, ma anche un uomo straordinario che dall’apertura del suo negozio ad oggi si batte per sconfiggere il razzismo e per sviluppare l’integrazione tra diverse culture.

Perché la moda non è fatta solo di abiti e personaggi come lui ne sono il chiaro esempio.

Andrea Gamba

I anno del percorso di Stilista Tecnologico

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