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THE MET GALA 2019: Arte e Teatro in passerella

Storia, tema, special guest e la nostra TOP 5 dei look più CAMP del pink carpet più esclusivo di sempre

Lunedì 6 maggio, ore 7:00 p.m., il Metropolitan Museum of Art (NY - Upper East Side) apre le porte ad una delle serate più attese e glamour dell’anno: Il Met Gala 2019.

Dal 1995, ogni primo lunedì di maggio, il Met organizza una cena di gala annuale, ospitando all’incirca 500 persone, i cui ricavati vengono devoluti a favore del Metropolitan Museum of Art’s Costume Institute, il dipartimento di moda che comprende una collezione vasta 33mila costumi e accessori archiviati, di 700 anni di storia della moda rappresentanti donne, uomini e bambini di ben 7 continenti diversi.

Preceduta da una mostra in tema, che sancisce il dress code della serata, attraverso i suoi ospiti celebra la moda in tutte le sue forme, facendosi così evento ambasciatore per eccellenza.

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Conosciuto per rappresentare i look più bizzarri ed inusuali per creatività, quest’anno il tema scelto va a rafforzare questa sua caratteristica, CAMP: NOTES ON FASHION, così si intitola la mostra curata da Andrew Bolton, visionario e rivoluzionario del concetto moda come forma d’arte, che attraversa le origini dell’estetica CAMP, ovvero tutto ciò che è stravagante, eccentrico, audace e divertente, non limitandosi al solo look, ma definendo anche modi di essere, comportamenti, azioni e gesta di voluta ed esagerata enfasi e sfarzo.

Andrew Bolton dichiara che definire Camp sia quasi impossibile, proprio per questo ha strutturato la sua mostra in annotazioni (notes), perché “il camp è una serie di espressioni a caso”. Apparso per la prima volta verso gli anni 20, col tempo ha preso piede evolvendosi da termine marginale a cultura mainstream, riassumendosi ai giorni nostri come uno stile influente che mixa kitsch e trash.

Simbolo della moda Camp sono i fenicotteri rosa, così ha deciso Raul Ávila, designer dell’evento, che su approvazione di Anna Wintour si è lasciato ispirare dal film Pink Flamingos (1972), pellicola dalla trama alquanto trash e bizzarra, che racconta le disavventure di Divine, pazza criminale che ama definirsi “la persona più disgustosa al mondo”, assieme ad un total look flamingo firmato Schiaparelli Haute Couture AI 2018/2019.

Segue una scena iconica del finale, particolarmente significativa per il simbolismo delle piume.

INSIDE MET

Si è visto così colorarsi di rosa ogni angolo del MET, dal tradizionale red carpet diventanto pink carpet, alla monumentale installazione di 5 fenicotteri rosa, costellata di innumerevoli piume e posta all’ingresso della mostra in itinere, alle decorazioni secondarie fino al table setting della cena di gala.

Ma l’allestimento non è stato il solo a vestire rosa e piume, l’interpretazione del Camp di Raul ha influenzato parecchio lo stile dei look dei VIP, rendendoli due dei trend protagonisti della serata, si sono viste quantità infinite di piume in tutte le salse e look total pink, ad ispirazione babydoll ed eternal princess in a fairytale, ma anche cascate di paillettes, in gold e silver, perle, rouches e volant hanno dominato la scena.

 

Ad aprire la sfilata degli ospiti sono stati senza dubbio gli special guest dell’evento

Prima tra tutti è stata chiaramente la padrona di casa Anna Wintour, editor in chief di Vogue e direttrice creativa della Condé Nast casa editrice, nonché madrina ed organizzatrice dell’evento, elegantissima in Chanel Haute Couture, incarna perfettamente la simbologia Camp vestendosi di un campo fiorito di paillettes in rilievo, sormontato da una mantella di piume, tutto sulle sfumature più delicate del rosa, incoronandosi Regina dei fenicotteri per antonomasia.

Foto: Anna Wintour, courtesy by GettyImages

A seguire Lady Gaga, le cui presentazioni sono superflue, perché è Lei stessa performer vivente di sé grazie ai suoi look più eccentrici e bizzarri, che dal 2008 fino ad oggi hanno fatto scioccare, storcere il naso ed infine accettare e ammirare tutta la stravaganza che la contraddistingue, e che senza non sarebbe più Gaga.

Unica nel suo genere ha inscenato letteralmente uno show sul pink carpet, sovrastando le aspettative di tutti e trasformandosi in una matriosca animata, che scena dopo scena ha svelato non due, non tre, ma ben quattro look differenti, alternando tra di loro ampiezza, colori scelti e riferimenti stilistici.

Foto: Lady Gaga, courtesy by GettyImages

Da un super ampio abito castigato, ma fastoso, rosa Schiaparelli, con un evidente cerchietto pendant a fiocco, che fa ricordare una bambola da collezione dalle ciglia lunghissime, si è svestita in un drammatico abito nero, dai fianchi asimmetrici e prosperosi, rompendone la seriosità con un ombrello nero e apparendo nel gioco della coreografia come una versione dark di una Mary Poppins teenager, che scesa leggiadra dal cielo si scopre nuova e libera dal candore roseo, tipico dell’infanzia.

Foto: Lady Gaga, courtesy by GettyImages

Brandon Maxwell, stilista e coreografo della performance, entra in scena svelando il terzo look di Gaga, un semplice tubino rosa Schiaparelli lungo fino ai piedi, che abbinato ai grandi occhiali neri, al long bob biondo platino e alla clutch a forma di cellulare dei primi anni 90, la fanno sbocciare da cigno nero a super diva di quel tempo, ricercata al telefono e dal make up sempre impeccabile: una Barbie.

Foto: Lady Gaga, courtesy by GettyImages

Ma è con il quarto ed ultimo look che finalmente svela la vera se stessa: come una perfetta metafora, Maxwell la spoglia da tutto e da tutti, facendola rimanere solo in calze a rete, reggiseno e culotte nere, con le sue iconiche, eccentriche e amate scarpe altissime, sempre nere, proprio alla Lady Gaga.

Ed è così che, nuda davanti al pubblico, fa sua la scalinata trasformandola in un vero palcoscenico, dove calandosi in pose teatrali, esasperate e divertenti, si ribella ai canonici modelli artefatti del precedente look, ricordando alcuni dei suoi video più famosi, come Bad Romance, Monster, Marry The Night e Born This Way.

Foto: Lady Gaga, courtesy by GettyImages

Una caricatura di se stessa, volutamente enfatizzata, plastica e contradditoria, un tributo all’evoluzione della vita, una magistrale interpretazione del tema della serata che la incorona Regina del Camp, anche se lei è essa stessa il Camp, perché incarna tutto ciò che è stravagante, eccentrico, esagerato, teatrale, sorprendete e bizzarro, non solo nel look, ma nell’attitudine del suo modo di essere.

Un’artista a 360° che non si chiude, non si definisce, ma si mette in dubbio costantemente, cambia e si ricrea, evolvendosi in qualcos’altro per capire se stessa e il mondo che la circonda: questo è ciò che ha voluto trasmettere attraverso la sua performance e che mostra dagli albori della sua carriera artistica, dove Gaga è tutti e quattro i look, esattamente come il Camp, un insieme di espressioni, perché l’animo dell’artista è sempre in cambiamento.

Terza in successione, Serena Williams, tennista di fama mondiale, è sognante e floreale in Atelier Versace, cavalca la scalinata con un look total fluo yellow, che le fa risaltare la pelle in contrasto, marcando il territorio a colpi di sneakers Nike, in match col vestito e nota Camp, confermando così la sua anima sportiva.

Quarti ed ultimi due invitati speciali, sono Harry Styles e Alessandro Michele, il primo cantante ed ex membro degli One Direction, il secondo stilista made in Italy e direttore creativo di Gucci, sponsor ufficiale del Met Gala.

Arrivati in coppia sul pink carpet, vestono entrambi chiaramente Gucci, Harry Styles in low profile total black, sceglie di rimanere semplice e minimale, in controtendenza al dress code della serata, mentre Alessandro Michele azzarda un look total velvet, rosa come un fenicottero con le rouches sul petto.

Senza eccessi e particolare stravaganza, interpretano il tema Camp osando con questi outfit dalle sfumature femminili, scarpe con tacco comprese, diversi dai soliti gessati da cerimonia ufficiale, nota a loro favore.

Foto: da sinistra a destra, Williams, Styles, Michele, courtesy by GettyImages

Ma passiamo finalmente alla nostra TOP 5 dei look più CAMP e significativi di questa edizione

In ordine di arrivo, come non poter menzionare Billy Porter, attore e interprete di musical, è noto allo show business per il suo coraggioso outfit agli Oscar di quest’anno, un enorme gonna di velluto nero, con strascico annesso, ha camminato il red carpet, al posto del classico smoking, facendo risuonare un eco non indifferente per molte settimane post evento, e forse smuovendo qualcosa nella tradizione del dress code maschile.

Da esperto di musical ha sorpreso con un ingresso spettacolare dalle note dorate e dal gusto orientale, trasportandoci letteralmente indietro nell’Antico Egitto. Sorretto da cinque uomini, anche loro in tema, su una portantina di velluto nero, si erge sopra il pubblico con una fierezza da vero faraone del MET, incarnando perfettamente il suo personaggio.

Confezionato da The Blonds il look è interamente costellato di frange e paillettes oro, dalla testa ai piedi, e prende il nome di “Sun God”, Dio del Sole, rimandando al Dio Ra, ma con le sue sgargianti ali dorate, apparentemente parse come uno scialle, ma svelate poi maestosamente una volta sceso dal suo trono, fa ricordare Iside, Dea del creato e Dea Universale, portandoci alla conclusione di un insieme di ruoli in ascesa, trasformati e resi in performance, dove arte e teatro si incontrano.

Per Billy il Camp è palese e come direbbe lui citandolo “Camp is the art of being extra” e infatti ha fatto centro.

Foto: Billy Porter, courtesy by GettyImages

Seguito da Janelle Monae, cantautrice funk e indie pop, famosa per la sua canzone Tightrope e Q.U.E.E.N.,e attrice nel ruolo di Teresa nel film Moonlight (2016), vincitore di 3 premi Oscar tra cui Miglior Film, che ha deliziato e incantato il pink carpet con un total look ad ispirazione cubista.

Christian Siriano, stilista e autore dell’outfit, ha reso arte indossabile ciò che Picasso dipingeva sulle sue tele, un viso frantumato e rappresentato contemporaneamente da punti differenti di vista, reinterpretando lo stile dell’epoca in chiave contemporanea.

I colori pop e le forme arrotondate, permettono una lettura dell’abito più facilitata, oltre a sposarsi perfettamente tra di loro, il bianco contrapposto al nero, è bilanciato e vivacizzato dal rosa Schiaparelli, che sdrammatizza assieme ai dettagli occhialuti del top e della clutch, impreziositi da perline e piume, cristalli e frange.

I cappelli, tocco di classe che completano a regola d’arte questo look oltremodo originale, uno sovrapposto all’altro con angolazione diversa, rimandano alla capacità innata dei cubisti di vedere lo stesso oggetto da ogni angolo visivo, esattamente come un cubo, e insieme allo stile dell’abito ricordano gli 80s fever della collezione di Marc Jacobs AI 2018-2019.

È uno dei look più centrati in tema Camp, ed è l’esempio vivente di come l’arte possa essere il genio dell’estro fashion, influenzando le masse e rimanendo senza tempo, ed essere così il perno centrale attorno al quale ruota tutto il sistema moda, come già aveva anticipato Sonia Terk Delaunay, pittrice ucraina e prima donna ad applicare un concetto artistico all'abito, unendo per sempre arte e moda.

Foto: Janelle Monae, courtesy by GettyImages

Katy Perry e il suo ingombrante candelabro, arrivano in successione illuminando letteralmente la scena, e cambiando registro artistico.

Apparentemente non sense dalla scelta decisamente bizzarra, il look ideato da Jeremy Scott, direttore creativo della maison Moschino, è anch’esso perfettamente in tema Camp per la sua volontà di mettersi in gioco e prendere in giro la propria serietà, divertendosi.

In apparenza stupido e superficiale, è così come si presenta: senza senso.

Perché mai qualcuno dovrebbe indossare un candelabro? Ed è esattamente qui la chiave di lettura dell’abito, prendere qualcosa che apparentemente non è indossabile e farlo diventare moda, togliendolo dalla sua funzione originale.

Questo è ciò che facevano i Dadaisti, con il loro movimento anti-arte, artisti non-artisti in controtendenza rispetto ai canoni dell’arte tradizionale, stravaganti geni ribelli che protestavano con ogni mezzo prendendo in giro l’arte stessa, deridendola senza rispetto. Come dimenticare l’urinatoio diventato fontana di Duchamp?

E così Katy Perry diventa un candelabro vivente, contrapponendosi al concetto di moda per eccellenza, stravolgendolo e riproponendolo come una vera dadaista. Con tanto di lampadine funzionanti, è fonte della sua stessa luce, illuminando tutto attorno a sé e svelando uno sgargiante tubino tempestato di gemme, che riflettono ancor più il suo bagliore, in match con le scarpe dallo stile ottocentesco, come il candelabro, rendendola un oggetto d’arte veramente prezioso.

Che cosa significa tutto questo? Niente, esattamente come Dada.

Foto: Katy Perry, courtesy by GettyImages

A seguire, la modella Cara Delevingne, che si proclama ambasciatrice e protettrice dei diritti della comunità LGBT e gender queer, personificando un arcobaleno in carne e ossa.

Ironica e giocosa nell’interpretazione Camp, indossa un mini dress trasparente di Dior, vestendosi solo di righe colorate che riprendono tutti i colori dell’arcobaleno, simbolo ormai consolidato di tutti coloro che hanno fatto coming out e hanno avuto a che fare con il proprio orientamento sessuale, continuando la sequenza, dipinta a mano, lungo tutte le sue gambe.

Il bastone e le scarpe matchano con l’abito, riproponendo lo stile multi color interamente in Swarovski, completano il look assieme al copricapo di ispirazione Vegas, occhi, bocche, bucce di banana con dita, potrebbero essere interpretati come i peccati di chi condanna il suo popolo, e lei come una guerriera selvaggia pronta a battersi, veglia sulle anime in nome della giustizia e dell’uguaglianza di tutti i generi.

Foto: Cara Delevingne, courtesy by GettyImages

Ultimo, ma non per importanza Ezra Miller, attore dalla personalità eccentrica ed eclettica, conosciuto per aver recitato nel film Animali Fantastici e dove trovarli, ha catturato l’attenzione su di lui grazie al suo make-up magnetico, quanto più stravagante ed inquietante, rivelato tramite una piccola performance.

Due look: dapprima fantasma senza volto, veste Burberry in un mantello bianco decorato solamente sul colletto, celandosi dietro la sua maschera vuota, dopo rivelando il suo vero volto, si mostra per ciò che è realmente, un mostro dai mille occhi, indossando un completo maschile gessato scuro, adornato con un bustier di Swarovski, seguito da strascico e parrucca dalle sfumature femminili in pendant.

Ezra sembra voler incarnare a tutti gli effetti un Camp in chiave surrealista, il cui movimento artistico porta l’irrazionalità del sogno nella realtà di tutti i giorni, svelando così gli aspetti più profondi ed inquietanti della mente umana.

Come in una bellissima e delicata illusione, si pone in una dimensione superiore mostrandoci il suo sogno di rivelarsi per com’è, senza trucchi e senza inganni, abbracciando tutti i mostri del suo essere, che siano o meno strani, bizzarri e incompresi, insegnando a sua volta a fare altrettanto.

E’ un sogno vivente fatto Moda, proprio come è il Surrealismo per l’Arte, che dando forma e colore al proprio inconscio, permette all’uomo di comprendere a fondo la propria psiche, scoprendo aspetti del proprio io che altrimenti non potrebbe.

Foto: Ezra Miller, courtesy by GettyImages

Lasciamo una breve descrizione di che cos’è Camp per Susan Sontag, artista a cui è dedicata la mostra del MET, scritta nel suo saggio Note of Camp, per racchiudere tutto quello descritto:

"L'essenza del camp, infatti, consiste nell'amore per ciò che è innaturale: l'amore per l'artificiale e per l'esagerato.”

Arianna Andreis
I anno del percorso di Stilista Tecnologico 

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