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FIORUCCI: MODA, MUSICA E ARTE

Come la figura di Elio Fiorucci ha influenzato un'epoca

Prima che un brand, Fiorucci era Elio, colui che aveva dato vita a tutto ciò che si poteva trovare all’interno di un negozio che portava il suo nome, era un movimento, un inno alla positività e alla moda libera per tutti; aveva portato le tendenze metropolitane di New York e Londra in Italia, i suoi concept store erano un luogo di incontro dove si poteva trovare di tutto, dai vestiti ai pezzi di design, profumi e oggetti esotici: il negozio stesso era un’opera di Pop Art.

Nella copertina, uno scatto del negozio di San Babila, a Milano

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Elio Fiorucci, nacque a Milano nel 1935, figlio di un venditore di scarpe, iniziò a inserirsi nel mondo della moda disegnando un paio di galosce colorate e cercando di venderle in vari negozi milanesi.

Decise di partire per Londra nei primi anni ’60 che si trovava nel bel mezzo del periodo della Swinging London: una serie di dinamiche culturali che vide la gioventù orientarsi verso la modernità e l’idea di nuovo, in linea di massima quindi un periodo ottimistico e edonistico, che ebbe inizio anche grazie alla musica che vedeva artisti britannici dominare la discografia mondiale come i Beatles e i Rolling Stones, ribaltando il periodo di austerità precedente.

Elio in quel luogo scoprì cose che a Milano non si erano mai viste, così decise di portarsi in Italia alcuni capi da rivendere. I viaggi divennero un elemento fondamentale per il processo creativo, non solo per Elio, ma anche per il suo team che spesso veniva mandato alla ricerca di ispirazioni e idee, ancora prima che nascesse il concetto di cool hunting.  

Nella foto, uno scatto rappresentativo della swinging London

Nel 1967, apre ufficialmente il suo primo negozio Fiorucci in Galleria Passarella.

Questo negozio era l’antesignano del concept store, non si vendevano solo vestiti ritenuti accessibili a tutti (di per sé questa era già una rivoluzione in quegli anni), ma anche piccoli oggetti colorati, si potevano ammirare i colori e i disegni, ascoltare la musica, collezionare le figurine con le iconiche stampe, insomma immergersi in un mondo nuovo, senza dover per forza acquistare.

Si poteva semplicemente andare da Fiorucci per “fare un giro”.  

Nella foto, una delle campagne pubblicitarie storiche di Fiorucci

Successivamente Elio aprì negozi a Londra, a New York, e piano piano anche in altre metropoli del mondo.

Gli store erano famosi anche perché frequentati da personaggi e artisti famosi come Andy Warhol, Keith Haring, Maripol, Madonna, che si dice sia stata scoperta proprio da Elio, per indicarne solo alcuni.

Fu anche citata in una canzone divenuta molto famosa in quel periodo: "He's the Greatest Dancer" delle Sister Sledge's -"Halston, Gucci, Fiorucci, he looks like a still/ That man is dressed to kill”, che accrebbe ancora di più la notorietà del brand oltreoceano.

Nell'immagine, Elio Fiorucci con Andy Warhol

Fiorucci, inoltre, nacque in un periodo in cui erano in atto rivoluzioni che prevedevano anche la rivendicazione di certi diritti attraverso l’abbigliamento, sia come fine che come mezzo, e si occupò di rimescolare le influenze che all’estero erano già consolidate, per cercare di cambiare non solo l’immagine che si aveva della moda italiana in quegli anni, ma anche per costruire idee nuove basate sull’istinto e sull’intuizione, lasciando da parte dati economici.

Frutto di questo passaggio creativo sono gli iconici jeans da donna, che, insieme alla minigonna, furono i due capi che più segnarono la moda e in generale l’abbigliamento di tante ragazze della fine degli anni ’60 e che Elio Fiorucci introdusse sul mercato italiano. Capi iconici che permisero di considerare il brand unico nel suo genere.  

Nella foto d'epoca, delle ragazze mentre indossano abiti corti componendo la scritta "Fiorucci"

Come già detto prima, non erano solo i vestiti a creare un alone di eccentricità, ma anche l’esperienza stessa che si poteva vivere nel negozio.

Nel concept store storico di Piazza San Babila a Milano, capitava che le vetrine fossero animate da modelle vere, catturate all’interno di una scenografia eclettica, con luci a neon, colori forti e accesi e forme particolari.

Elio invitò Keith Haring a dipingere interamente le pareti del negozio milanese con le sue stampe storiche e permise a giovani artisti di esporre le loro opere all’interno dei vari spazi, soprattutto a New York, dove non era facile affermarsi come giovani artisti emergenti. 

Nella fotografia, Haring mentre dipinge il negozio milanese di Fiorucci

Nel 2015, a 50 anni dall’apertura del primo negozio chiuso nel 2003 e nell'anno della scomparsa del fondatore, il brand viene acquistato da Janie e Stephen Schaffer dopo anni di proprietà asiatica, con destinazione Soho, non lontano da dove tutto ebbe inizio.

La sfida affrontata dal duo non è facile, il brand era diventato famoso per l’unicità che rappresentava e rimaneva un’icona per tutti coloro che ne avevano ammirato il successo, mentre per i millennials significa ben poco.
Come unire i due mondi?

Gli attuali proprietari stanno cercando di rilanciarlo offrendo linee giovani con richiami al passato e a elementi storici come stampe e loghi utilizzati dal marchio quando a dirigerlo era ancora Elio, con la magia dei colori utilizzati e una vaga ispirazione pop mescolata allo streetstyle. 

Nella foto, il negozio di Fiorucci a Soho oggi

Lara Mingotti
I anno del percorso di Marketing e Comunicazione per le Imprese di Moda

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