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ITALIAN EXCELLENCE: HOW TO “RUN THE WORLD”

Gli studenti del I anno del percorso Calzedonia District Manager 4.0 hanno avuto l’opportunità di vivere un’esperienza indimenticabile a Napoli e Roma, due città dal grande fascino, considerate punti di riferimento per la moda “Made in Italy”.

Come canta Pino Daniele in una celebre canzone: “Napule è mille culure, Napule è mille paure, Napule è ‘a voce d’e criature che saglie chianu chianu e tu saje can un su sulo”. Una città dai mille volti e dalle molteplici sfaccettature, unica e riconoscibile in tutto il mondo.

Nella cover, uno scatto di Jennifer Burk - Unsplash

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Calzedonia

District Manager 4.0

In questo meraviglioso contesto si trova Kiton, azienda specializzata nella produzione di completi da uomo, cravatte e scarpe di alta moda. Abbiamo parlato con Alessandro, training manager della sartoria, che ci ha spiegato l’origine del nome dell’azienda: ”Il nome Kiton deriva da Chitone, la veste cerimoniale simbolo del classicismo, indossata dall’antica aristocrazia greca per la sua qualità e il suo carattere distintivo”. 

Il suo fondatore, Ciro Paone, infatti, era un uomo da sempre innamorato della qualità e della cura dei dettagli, due valori fondamentali che ha fatto cardini dell’azienda stessa.

Una sartoria che ha conquistato il mondo. Basti pensare che, nel diciottesimo secolo, i grandi signori tedeschi e inglesi soggiornavano a Napoli come tappa del Grand Tour e, mentre ammiravano e studiavano l’arte di Napoli, indossavano abiti pregiati realizzati su misura dai sarti di Kiton

Nella foto, il reparto camicie di Kiton

Alessandro tiene a sottolineare lo spirito di squadra e il senso di appartenenza che contraddistinguono il gruppo e permettono di garantire l’efficacia del processo di lavoro che caratterizza ogni singola realizzazione. 

Kiton è una celebrazione del Made in Italy nel mondo ed è una delle prime aziende a dare un ruolo centrale al lavoro del sarto: mentre in passato era quest’ultimo ad andare dai suoi clienti, oggi sono i clienti stessi ad andare in negozio per farsi realizzare gli abiti su misura.

Diciassette è il numero dei passaggi necessari a realizzare la giacca Kiton e, anche questo aspetto è simbolo di grande cura e precisione.
Siamo riuscite a visitare lo stabilimento e ad assistere in prima persona alla creazione di una giacca - dalla scelta del tessuto, al taglio, fino alla stiratura.

Una piccola curiosità: le donne si occupano principalmente della cucitura delle asole e dei bottoni perché, come dice la tradizione, riescono, meglio degli uomini, a lavorare le parti più piccole grazie alle mani delicate.

Nello scatto, una veduta d'insieme dello stabilimento dove vengono prodotte le giacche 

I bottoni delle camicie rappresentano uno dei punti di forza dell’azienda: vengono prodotti con la madreperla Pinctada Maxima, le cui ostriche sono allevate in mare esclusivamente per l’azienda, e sono custoditi nella stanza dei bottoni, un luogo magico e pieno di fascino. 

“Se si stacca un bottone, allora, è stato tirato via anche il suo tessuto”, Kiton.

Nell'ìimmagine, alcuni dei tessuti pregiati utiizzati per la realizzazione dei completi

Abbiamo poi attraversato la galleria che omaggia il Duca di Windsor, passato alla storia come l’uomo più chic del XX secolo“un maestro di eleganza, ha avuto più influenza di chiunque altro al mondo sulle origini delle tendenze attuali” (Cloth and Clothes,1953), che, con il suo fascino e buon gusto, riuscì a dettare le leggi stilistiche che ancora oggi stanno alla base della moda maschile

Qualche esempio? Il celebre nodo di cravatta, la giacca da smoking, i pantaloni con la gamba più ampia dei classici a tubo, i colletti di camicia morbidi. 

Nella foto, una delle Sale di Kiton a Napoli

Un uomo, il Duca di Windsor, che ha saputo distinguersi e rompere le tradizionali regole dettate dalla moda che lo ha preceduto: ha reso l’abbigliamento più casual, portando i tweed e le scarpe di camoscio in città, sostituendo definitivamente la zip ai bottoni…

Chissà che non ci sia proprio il duca dietro l’idea della linea streetwear lanciata da Kiton, la KNT, pensata per un uomo ambizioso, dall’appeal giovane e sofisticato, capace di mettersi in gioco, mettere la propria vita in una valigia e partire. 
Una collezione che ridefinisce il concetto di funzionalità, per garantire comfort ed eleganza allo stesso tempo ed ispirarsi all’architettura e alla quotidianità delle grandi metropoli contemporanee.

Una foto d'epoca del Duca di Winsor, elegante ed impeccabile in ogni occasione

Il nostro viaggio è continuato verso Roma, la Città Eterna.
Qui il tempo si è fermato e ha immortalato l’intramontabile fascino della sua storia e dei suoi monumenti mettendo in luce alcune mete obbligatorie e a cui non si può rinunciare: Piazza di Spagna, il Colosseo, il Pantheon…

È proprio a Roma che Fendi, in occasione del suo novantesimo anniversario, nel 2016, ha messo in scena il celebre show che ha fatto storia nel fashion system: le modelle, infatti, hanno sfilato su una passerella di plexiglass trasparente, dando l’impressione di camminare direttamente sull’acqua della Fontana di Trevi, una delle più celebri di tutto il mondo.

Nella foto, le modelle che hanno sfilato alla Fontana di Trevi per Fendi, capitanate da Bella Hadid

Cinecittà la definisce la “Hollywood sul Tevere”, grazie alla folta comunità di artisti, attori, giornalisti, scrittori, pittori e intellettuali che ne hanno animato la vita culturale e dello spettacolo negli anni del boom economico.

A Roma, infatti, sono ambientate alcune tra le più note pellicole simbolo dell’italianità nel mondo come “La Dolce Vita” di Fellini o “La Grande Bellezza” di Sorrentino, Oscar nel 2014.

Nell'immagine, un fotogramma de "La Dolce Vita" con l'iconica scena ambientata nella fontana con Marcello Mastroianni e Anita Ekberg

Proprio Roma, inoltre, è culla di molti progetti innovativi e ambiziosi.
Uno di questi è “Save Waste from Waste” che si propone di salvare i rifiuti dallo spreco per rendere il mondo un luogo in cui tutto possa essere riciclato e salvato.
Sulla base di questa idea è nato Carmina Campus, un marchio di moda che unisce i valori di lusso e sostenibilità

La sua fondatrice, Ilaria Venturini Fendi è la più giovane delle figlie di Fendi che ha deciso di lasciare la maison di famiglia per lanciare un progetto dal significato molto importante. L’arte del riciclo, infatti, sta alla base della filosofia del brand; borse, gioielli, oggetti per interni, sono creati con gli scarti di tessuto delle più note case di moda.

Nella foto, Ilaria Venturini Fendi, fondatrice di Carmina Campus, con un artigiano

Si tratta di pezzi unici, ognuno dei quali racconta una sua storia; ogni pezzo non è messo a caso, ma contribuisce a fornire una visione a 360 gradi della filosofia del brand. 

“Come designer sento la responsabilità di controllare icicli di vita degli oggetti che creo. Penso che,di fronte ai problemi sociali e ambientali del mondo di oggi,la creatività e il design dovrebbero evolversi ed arricchirsi di valori diversi,  in modo tale che il concetto di bello sia sempre imprescindibilmente legato a quello di buono e sostenibile", ha dichiarato Ilaria Venturini Fendi.

Nell'immagine, alcune borse realizzate con materiali di scarto e che fanno parte della collezione di Carmina Campus

Abbiamo esplorato lo store di Roma e, con grande curiosità, abbiamo notato il tocco di ironia e di originalità che distinguono il marchio, così come la personalità della sua fondatrice. Così abbiamo scoperto i bracciali, realizzati con le lattine di bevande, e un grande lampadario fatto completamente di occhiali

Una donna, Ilaria, che, con grande coraggio, ha saputo distinguersi rompendo le regole e le convenzioni e assumendosi rischi e responsabilità.

Ilaria ha anche sviluppato un progetto in Camerun, in Africa, dando la possibilità a molte donne emarginate e in condizioni difficili di lavorare utilizzando il know-how di Carmina Campus imparando una professione e creando una collezione 100% Made in Africa, attraverso l’utilizzo di materiali quali gli scarti delle tende da safari o i ritagli di shuka, i tipici drappi a disegni tartan in cui si avvolgono i guerrieri Masai.

Nell'immagine, alcune borse realizzate con materiali di scarto e che fanno parte della collezione di Carmina Campus

Possiamo dunque affermare che il Made in Italy rappresenta un‘eccellenza universalmente nota, che permette essere riconosciuti in tutto il mondo e, proprio per questo, dobbiamo essere fieri di ciò che creiamo, delle idee che abbiamo e del grande valore aggiunto che incarniamo!  

Chiara Calonghi e Sofia Sgarrino
I anno del percorso di Calzedonia District Manager 4.0 

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