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Dizionario della Moda | Accessori moda

Scopri il significato dei termini più utilizzati dai fashion designer

L'Accessories Designer si occupa, di progettare accessori, gioielli, scarpe e borse, in ogni fase del suo processo creativo e di realizzazione che portano al prodotto finito. Lascia spesso contaminare il suo lavoro dal settore fashion, ovviamente, dal design e dall'arte.

Accessorio

Un accessorio (borsa, sciarpa, gioiello, calzatura,..) è un elemento secondario che affianca il look principale e lo rende unico. Ha la funzione, quindi, di completare un outfit e di migliorarlo.

Il Bag Designer è il professionista che si occupa dell'ideazione, progettazione, e, a volte, anche realizzazione di una borsa.
Dal primo bozzetto, infatti, ne crea il progetto, per poi scegliere la combinazione giusta di materiali per la creazione dell'accessorio.
Spesso si appoggia a degli artigiani specializzati che si occupano di portare a termine il prodotto finito. 

Borse femminili

  • BAULETTO: Contraddistinto dalla forma affusolata e allungata, si prende per il doppio manico e, solitamente, si chiude per mezzo di una cerniera. In base a come lo si indossa può essere molto elegante, e bastano un paio di jeans e delle sneakers per renderlo casual.

  • BAGUETTE: Quando si parla di questo tipo di borsa, piccola e rettangolare, non si può non pensare a quella di Fendi, lanciata più di 20 anni fa. Disponibile in innumerevoli variazioni sul tema, si porta tranquillamente di giorno.

  • BRIEFCASE: Rettangolare, piatta e rigida, ricorda molto una busta da lettere, grazie anche all'apertura nella parte superiore. Grazie ai diversi scomparti interni è l'ideale per andare in ufficio.

  • CLUTCH: Piccola borsetta da sera senza manico. Morbida o rigida, si tiene in mano, è l'ideale per le occasioni più formali.

  • FRAME: Se ami le borse vintage, saprai che moltissime di loro hanno questa forma. Rigida e dalla forma squadrata, almeno nella parte superiore, ricorda una versione ingrandita del borsellino per la moneta.

  • HOBO: Borsa capiente dalla forma a mezza luna, concava verso l’alto, da portare a spalla. Si chiude per mezzo di una cerniera, fibbia nel mezzo o un gancio.

  • POSTINO: Se ti sposti spesso in bicicletta o in motorino, questa è la borsa adatta, grazie alla tracolla molto lunga che lascia libero il corpo. Spesso è piatta e munita di tasche.

  • KELLY BAG: Borsetta per signora creata da Hèrmes, caratterizzata da manici corti. Negli anni ’50 fu di grande moda perché usata dalla principessa di Monaco Grace Kelly.

  • MINAUDIERE: Più che una borsa, questo è un vero e proprio accessorio gioiello. Piccola e compatta, è l'ideale per le occasioni di gala o serate particolarmente eleganti. Solitamente è in seta o in pelle, arricchita di ricami, dettagli brillanti o catene preziose.

  • NECK BAG: Borsetta creata da Tom Ford per Gucci, con lunghi manici, si porta appesa al collo.

  • SADDLE: Prende il nome dalla tradizionale arte della selleria, grazie alla forma che ricorda la sella di cavallo, solitamente anche la manifattura. Adatta al giorno e ad un abbigliamento informale, anche se di recente ne sono state prodotte anche di molto eleganti.

  • SECCHIELLO: Sacca, secchio o secchiello: tre varianti della stessa borsa inventata da Louis Vuitton. Si chiude tramite dei tiranti o la si lascia aperta. Perfetta per un outfit casual, meglio se portata a tracolla.

  • SHOPPER: Somiglia al classico sacchetto della spesa. Rettangolare, spesso in tela , quindi adatta alla spiaggia o alle situazioni molto informali, ma ne esistono versioni più pregiate in pelle o pellami preziosi, dentro e fuori. Si porta a spalla per mezzo di due manici, rimane sempre aperta.

  • TOTE: Simile nella forma alla shopper, è una grande borsa con doppio manico, di forma rettangolare o trapezoidale, che rimane aperta nella parte superiore. Dall'aspetto casual è perfetta per infilarci qualunque cosa, utile per l'ufficio, per riporvi tablet e smartphone, ma anche per le mamme che hanno bisogno di borse capienti.

  • TRAPUNTATA: Per molti la trapuntata è solo una: la 2.55 di Chanel. Realizzata in pelle o in tessuto cuciti come una trapunta, è arricchita da manici in catena. Da portare a spalla, è perfetta dal giorno alla sera.

  • TROUSSE: Piccola borsa, rigida, a forma di scatola rotonda o rettangolare, conteneva il necessario per truccarsi.

  • VANITY CASE: Borsa da viaggio contenente gli oggetti da toilette. È chiamato più comunemente beauty case.

  • WEEKEND: Il nome dice giù tutto, ideale per le partenze veloci di un paio di giorni. Adatta anche per la palestra. Un tempo era il borsone utilizzato dai marinai.

  • ZAINETTO: Se ami i look un po' old school, non puoi rinunciare a questo trend. Adatto alle occasioni meno formali e alle situazioni dinamiche, si porta sulle spalle e ha un carattere decisamente sportivo e giovanile.

Calzature

  • ANKLE BOOT: È una calzatura che si ferma appena sopra la caviglia, per questa caratteristica è molto comoda. Oltre ai modelli chiusi possiamo trovarne altri alternativi sul mercato come ad es. open toe o cage.
  • BALLERINA: Questo modello nasce grazie a Brigitte Bardot, che chiese di realizzarle delle ballerine da passeggio. La tipologia classica è a punta rotonda, ma in commercio possiamo trovarne a punta o spuntate e di vari tessuti e fantasie.
  • BIKERS: Sono gli stivali dei motociclisti, quasi sempre di cuoio, coccodrillo o pelle con lacci sul collo del piede.
  • BONDAGE BOOT: Sono dei stivali decorati da stringhe, lacci, cinture e a volte borchie.
  • CAGE SANDAL: Con o senza tacco, questa tipologia è caratterizzata da una serie di lacci o strisce che formano una gabbia sul piede.
  • CHANEL: Ideata dalla stilista Coco Chanel. La scarpa può avere un tacco che varia da 0 a 12,5; chiusa sul davanti e rigorosamente a punta e aperta dietro. Da utilizzare per la sera visto la sua eleganza, ma anche in occasioni non formali.
  • CHANEL SPUNTATA: L’unica differenza dal modello classico è l’apertura sul davanti.
  • CHELSEA BOOT: Sono i classici stivali per le passeggiate a cavallo. Sono aderenti alla caviglia ed hanno origine in epoca vittoriana.
  • CHUNKY HEEL: È una calzatura con un tacco rettangolare accompagnato dal plateau davanti. Riprende un po’ la moda degli anni ’70.
  • CHUKKABOOT: Stivaletto maschile che prende il nome dal gioco del polo, molto popolare negli anni ‘40 e ‘50 del 1900. Quasi sempre realizzati in vitello o camoscio, è ideale per outfit casual/sportivi.
  • CLOGS: O anche chiamato zoccolo, è una calzatura con un grosso tacco in legno. Gli zoccoli erano usati per lavori pesanti ed oggi sono rimasti per uso protettivo in agricoltura.
  • COWBOY BOOT O CAMPEROS: Popolari negli anni ‘80, usati sia da ragazze che da ragazzi. Sono stivali in pelle a punta (più squadrati per l’uomo) dotati di tacco; ricordano tanto gli stivali utilizzati dai cowboy nei film.
  • CREEPER: Inventate da George Cox, molto utilizzate negli anni ’50 dai Teddy Boys. Oggi possiamo trovarle più o meno basse con suola in gomma, dai materiali differenti e con allacciatura diversa dal modello classico.
  • CUISSARD BOOT O THIGH HIGH BOOT: È un modello di stivale che copre la gamba oltre il ginocchio scoprendo solo la coscia.
  • CONVERSE: Questa calzatura prende il nome dall’azienda statunitense che le ideò nel 1923. Utilizzate dapprima come calzatura per giocare a basket, negli anni ’60, ’70 e ’80 andavano di moda tra le star del mondo della musica fino al diffondersi anche tra la massa grazie al loro prezzo abbordabile. 
  • CROCS: La Crocs è un brand statunitense che nasce nel 2002 in Colorado. Appare come uno zoccolo in leggera plastica, tipica calzatura che mantiene il piede fresco ed evita cattivi odori grazie al materiale, ma dal 2006 hanno realizzato un modello di crocs che garantisce benefici podologici.
  • DECOLLETE: Tutte noi ne possediamo almeno un paio. Si presentano quasi sempre con un tacco di 8 cm, più o meno spigolose ma sempre attuali. In Italia la tipologia più famosa è lo “stiletto”, che grazie al suo tacco alto e sottile, dà l’impressione che le gambe siano più lunghe. Il suo inventore è Salvatore Ferragamo.
  • DECOLLETE OPEN TOE: O anche decolletè spuntate, mantengono la forma della decolletè, ma hanno un’apertura sulla punta davanti della scarpa.
  • DERBY: Termine che proviene dal conte di Derby che nel 1780 istituì una gara riservata a puledri di tre anni, che da allora si disputa a Epson in Inghilterra. Principalmente il termine sta ad indicare un certo tipo di scarpa maschile di genere sportivo, con le alette sedi degli occhielli per i lacci sovrapposte alla mascherina.

  • D'ORSAY: Inventate da Gabriel d’Orsay come calzatura da sera. Alte o basse, le scarpe lasciano scoperto uno o due lati del piede, sono molto eleganti e a volte scomode perché il piede ha difficoltà a rimanere aderente alla scarpa.
  • D'ORSAY CON CINTURINO ALLA CAVIGLIA: O anche chiamata Ankle strap d’Orsay, è sicuramente più comoda della classica d’Orsay perché il cinturino tiene il piede più fermo.
  • ESCARPIN: Ha la stessa forma della decolletè, ma è molto scollata davanti.
  • ESPADRILLAS: Tipologia di calzatura spagnola, in tela con zeppa in corda, con lacci che si intrecciano alla caviglia o al polpaccio. Famose per la vestibilità e la comodità.
  • FRANCESINE: Con o senza tacco, in vernice o in camoscio ma sempre stringate.
  • GETA: Sono una tipologia di sandali tradizionali giapponesi. È un tipo di calzatura con suola di legno rialzata e una stringa a forma di Y. Vengono indossate con gli abiti tipici giapponesi (kimono e yukata). Grazie alla suola rialzata vengono preferiti quando piove e quando nevica. A volte la suola può variare: se femminile può essere ovale o maschile più rettangolare. Può essere laccato o dipinto.
  • GHETTE: Gambaletti di tessuto o di pelle che si mettono sopra le scarpe, fissate da un laccio sotto la suola, nell’incavo del tacco. Sono chiuse da una fila di bottoncini laterali.

  • GLADIATOR SANDAL: Calzatura composta da una bassa suola con vari lacci o stringhe che ricordano i sandali dei gladiatori.
  • GLADIATOR BOOT: È una tipologia di stivali che termina pressappoco al ginocchio, ma fatto di listini e a volte con lacci incrociati, basta pensare ai sandali da gladiatore.
  • INFRADITO O FLIP FLOPS: Calzatura composta da suola e cintura a forma di Y. Questa tipologia è indossata da varie persone di tutto il mondo, quasi sempre in spiaggia o d’estate in situazioni casual. Alcune tipologie possono avere il tacco più o meno basso.
  • JELLY: Questa calzatura si rifà alla forma della ballerina, ma il materiale è il silicone. Famoso produttore è il brand Melissa che ha proposto vari modelli ispirati all’arte, alla scultura e all’architettura giocando con colori, volumi e forme.
  • LANA: Sono un evoluzione della Lita ma rotondeggianti, ancora più rock grazie al tacco arrotondato e al tallone scoperto.
  • LOAFER: Molto simili alle slipper, ma differenziate dalla linguetta posizionata davanti che le rende più eleganti.
  • MARY JANE: Con o senza tacco è caratterizzata da uno o più cinturini sul dorso del piede.
  • MINNETONKA: Come gli Ugg prende nome dall’azienda che li ha inventati. Il modello ricorda quello dei nativi d’America.
  • MONK STRAP: Scarpa maschile, adatta a diverse occasioni, pratica, versatile e classica.
  • MOU: Creati per evitare lo stress della vita frenetica. Indossate da artiste di fama mondiale, sono molto apprezzate per il look grintoso.
  • MOCASSINI: La forma classica del mocassino nasce con la punta quadrata ma adesso ne troviamo altre varianti. Calzatura leggera e flessibile inizialmente maschile, ma, nel tempo, declinata anche nella sua versione femminile.
  • MULES: scarpa chiusa davanti e aperta dietro.
  • OXFORD O FRANCESINA: Calzatura di tipo maschile considerata una tra le più classiche. Nata nel 1830 è una scarpa formale sia di giorno che di sera, uilizzata oltre che nell’abbigliamento elegante anche nel tipo casual.
  • PENNY LOAFER: Il nome deriva dall’usanza negli anni ’50 di mettere un penny nella linguetta, risultano molto comode anche senza i calzini.
  • POLACCHINO: Stivaletto di pelle o camoscio alto alla caviglia, chiuso da una zip o da lacci.
  • PUMP: Questa calzatura nasconde il plateau, ed unisce comodità e bellezza.
  • PLATFORM: Sono tutte le scarpe dotate di una zeppa della stessa misura. Applicato a diversi modelli, dona estrema comodità e stile.
  • PLATEAU MULES: Calzatura simile al sabot ma aperta anche davanti, con plateau molto alto, ma piuttosto comodo, molto utilizzate da ballerine di lap dance.
  • SABOT: È uno zoccolo con la suola di legno e la tomaia in cuoio chiusa sul davanti, che lascia completamente scoperto il tallone. Alla fine degli anni ’60 in piena contestazione giovanile, i sabot sono portati con disinvoltura da giovani e dagli hippy di tutto il mondo, anche in città e d’inverno con grosse calze di lana colorata.
  • SANDALI: La più primitiva forma di calzatura. Calzatura aperta, molto probabilmente di origine mediorientale; è composta in genere di una suola e di una parte superiore a strisce di cuoio o stoffa. Con o senza tacco racchiude un grande gruppo di calzature che si usano d’estate, più o meno impreziosite e prodotte in vari materiali.
  • SLIP-ON: Molto popolari in Gran Bretagna grazie al brand Vans, che le ha rese sempre più contemporanee. La caratteristica di questa scarpa è l’inserto di elastico che le rende comode e facili da togliere e mettere.
  • SLIPPERS: Questa tipologia è un mix tra le ballerine e le calzature che utilizziamo in casa. Molto in voga al momento soprattutto i modelli con gli strass e le borchie.
  • SNEAKERS: Ottime da passeggio, sono molto usate dai teenagers vista la comodità.
  • T-STRAP: La caratteristica di questa scarpa è quella di formare una “T” sul collo del piede, quindi, una striscia verticale al centro del piede che si unisce al cinturino.
  • TASSEL LOAFER: Una versione del modello Loafer con l’aggiunta di nappini.
  • TIMBERLAND: Sono una tipologia di stivali che andavano di moda negli anni ’90. Resistenti e waterproof, fanno apparire i piedi molto più grandi, oggi molto alla moda.
  • TRONCHETTI: Stivali più alti degli ankle boot, che arrivano sopra la caviglia.
  • UGG BOOTS: Ugg è un marchio californiano, molto famoso per questa tipologia di stivali di montone, scamosciato fuori e con vello di lana all’interno. Molto di moda dal 2000, soprattutto fotografati ai piedi delle star, da Oprah Winfrey a Kate Hudson.
  • WEDGE SHOE: Scarpa con un’unica suola anche detta zeppa, con la parte del tallone sempre più alta. Molto di moda in estate i modelli di sughero e di corda.
  • WEDGE BOOT: Sono gli stivali con la zeppa, possiamo trovarli di vari modelli e lunghezze, ma il segreto di questo modello è che assottiglia la caviglia.
  • WELLINGTON BOOT: È il classico stivale che si usa quando piove, il suo inventore fu il Duca di Wellington. Oggi rivisitato in chiave moderna da vari stilisti, possiamo trovarne di tante fantasie e colori, ma oggi i più gettonati sono gli Hunter, che hanno lo stesso modello ma con rivestimento interno che tiene il piede caldo.
  • ZORI: Sono sandali tipici giapponesi. Simili alle infradito, sono senza tacco, fatte di fibre naturali o di materiali sintetici. Il piede ha una strana posizione sulla suola, visto che il tallone sporge di circa 1 cm ed il mignolo non poggia sulla suola. La stringa viene chiamata “hanao” ed è posto al centro nella parte finale del sandalo, quindi non c’è differenza tra destra e sinistra. Quasi sempre indossati con i calzini (tabi) ed il kimono per le occasioni più formali. Per le donne questa calzatura se è realizzata in broccato è formale e quindi utilizzata in occasioni cerimoniali. Mentre per gli uomini sono di paglia o materiali che la imitano e con suola in sughero. Questi sandali sono adatti al clima umido ed è facile indossarli e toglierli, cosa importante nella cultura giapponese dove le scarpe vengono tolte prima di entrare in casa.

Cintura

Striscia di pelle, stoffa o metallo, che si porta attorno alla vita per stringere pantaloni, gonne o abiti.
Nel tempo ha modificato il suo uso e, soprattutto, la classe sociale atta ad indossarla. 
Spesso alla cintura venivano attaccati borselli, chiavi, l'occorrente per cucire, monili, specchietti e campanelli.
Dopo aver perso nei secoli parte della sua importanza, tornò in voga negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, soprattutto nell'abbigliamento femminile. Per gli abiti maschili non serve più come ornamento, ma solo come sostegno dei pantaloni, mentre anticamente vi veniva appesa la spada o lo spadino.

Si intende una raccolta di gioielli, accessori, borse o scarpe realizzate da uno stilista o un brand per una determinata stagione e legati tra loro da un fil rouge: un tema, un colore, un mood. Di solito, una collezione di accessori viene presentata con un catalogo. 
spesso, insieme alle collezioni di moda, vengono realizzate, ad hoc, anche delle collezioni di accessori. Negli ultimi tempi, gli accessori e queste colezioni, appunto, hanno assunto sempre più importanza nelle grandi maison perchè contribuiscono in maniera sostanziale al fatturato. 

Il consulente di stile è una figura professionale che fornisce un servizio dedicato al miglioramento dell'aspetto attraverso il modo di vestirsi e di abbigliarsi. 
Analizza la fisicità a la persoanlità del proprio cliente per proporre una serie di capi e accessori adatti ad esaltare la persona e il suo look. Si appoggia spesso a dei brand con cui collabora.

Copricapi e cappelli

  • CLOCHE: Cappello da donna in voga tra il 1915/1930. Si tratta di un copricapo piuttosto aderente che copre la parte posteriore della testa giungendo a sfiorare il collo e calato sul davanti ombreggia la fronte, poteva essere provvisto di una piccola falda.

  • FEDORA: In area anglosassone indica il classico cappello morbido di feltro, con un incavo al centro della cupola e la falda ricurva, originario dal Tirolo austriaco.

  • FEZ: Copricapo a forma di tronco di cono, rosso con applicata al centro un lungo cordoncino che termina a nappa, che veniva usato dai turchi dell’impero ottomano. Prende il nome dalla vecchia capitale del Marocco. Oggi è adottato in alcuni paesi arabi. In Italia, un berretto analogo fa parte dell’uniforme dei bersaglieri. 

  • GIBUS: Dal nome del cappellaio parigino che lo inventò nell’Ottocento. Cappello a cilindro in feltro lucido e rasato, dotato di sottili molle interne per cui poteva essere appiattito e portato sottobraccio.

  • KEPI: Cappello militare francese, rigido, più o meno alto, con visiera e veletta coprinuca svolazzante, sottogola in vernice nera o cuoio, ricoperto di panno.

  • KIPPA: È lo zucchetto portato dagli ebrei praticanti. In sinagoga lo mettono anche i bambini al momento della preghiera.

  • PAGLIETTA: Modello di cappello di paglia di forma circolare, cupola piatta e dura, falda rigida e ornato di un nastro. In voga tra le donne degli anni ’20, era il copricapo dell’uniforme estiva dei collegi femminili britannici. In Lombardia veniva chiamato: magiostrina.

  • PANAMA: Cappello maschile estivo in paglia intrecciata a tesa larga e calotta incavata al centro. Prende il nome dal 1906, l'anno in cui il presidente americano ne sfoggiò uno mentre era in visita ufficiale al Canale di Panama.

  • PILLBOX: Letteralmente scatola per pillole, ma anche sta ad indicare un minuscolo cappello a forma di tamburello. Famoso negli anni ’60 perché J. Kennedy ne portava sempre uno in tinta con l’abito che indossava.

  • SOMBRERO: Cappello che fa ombra (sombra in lingua spagnola) grazie alla larghissima tesa rigida con cupola a cono. Caratteristico di paesi caldi e soleggiati specialmente in uso in Messico.

  • TURBANTE: Copricapo orientale formato da una lunga sciarpa di seta, avvolta armoniosamente con più giri attorno alla testa.

Cravatta

La cravatta è un accessorio di abbigliamento occidentale che simboleggia l'eleganza maschile.
Consiste di una striscia di tessuto che viene annodata attorno al colletto della camicia, lasciandone scendere l'estremità più lunga sul torace.

  • LAVALLIERE: Larga cravatta morbida, generalmente in nero, annodata a fiocco. Deriva dal nome di Luise de la Vallière, favorita di Luigi XIV° di Francia.
  • PLASTRON: Larga cravatta maschile annodata piatta e fermata da una spilla, che si porta con alcuni abiti da cerimonia.
  • ASCOT: È la cravatta del tight. Viene annodata al collo con un doppio nodo, fermato da una spilla. La sua forma è simile a quella del cache-col.
     
  • TINTA UNITA: Sono caratterizzate da un unico colore. Un esempio è la classica cravatta nera.
  • RIGHE: Spesso definita impropriamente Regimental, è caratterizzata da un colore predominante e strisce oblique di colore diverso.
  • A PUNTINI: In questo tipo, su un colore di base, sono applicati vari puntini.
  • FANTASIA: Possono riportare disegni vari, come luoghi o oggetti famosi, a discrezione dello stilista.
  • TRENDY: Possono riportare colori in genere fluorescenti, come l'arancione Fantini.

Creatività

Con il termine creatività si intende la capacità cognitiva di creare con fantasia. È strattamente legata alla sensibilità, l'originalità e il pensiero laterale relaivamente alle questioni quotidiane e alle esperienze. 

Designer

Il designer in campo moda, si occupa, di progettare capi e collezioni di moda, conoscendo, però, ogni fase del processo creativo e di realizzazione che portano al capo finito e proponendo, spesso, idee innnovative e tecniche moderne. 

Disegno - Bozzetto

Il bozzetto, o schizzo, o disegno, è una prima bozza espicativa che rappresenta gli accessoir, le borse, le scarpe o i gioielli che poi verranno realizzati. Illustra fogge, particolari, dettagli e materiali per la realizzazione e serve per concretizzare su carta un'idea creaitva. 

Fashion

Termine inglese che significa moda.

Fashion Design

Per Fashion Design si intende la progettazione di un oggetto di moda che si propone di sintetizzare funzionalità ed estetica. 
Per Fashion design, o Design della Moda, muove i primi passi quando nasce la produzione seriale ed industriale del vestire che necessita di un progettista che, oltre a competenze sartoriali, sia in grado di gestire e comprendere l'intero processo produttivo del capo di abbigliamento, coordinando specializzazioni molto diverse tra di loro.

Il Fashion Designer è lo stilista di capi di abbigliamento o di accessori per la moda.

Foulard e sciarpe

  • BABUSHKA: Foulard triangolare, in genere in cotone portato a scopo protettivo o come ornamento. Tradizionalmente elemento del guardaroba russo (il termine in russo significa nonna), per un breve periodo è stato in voga come accessorio folk delle mode contadine degli anni ’70.
  • BANDANA: Fazzoletto di cotone a fiori naif su fondo di colore forte, realizzato con metodi arcaici. Molto usato dai cow boy del west americano, portato ripiegato a triangolo per proteggere il naso e la bocca dalla polvere o legato sul capo annodato sulla nuca. Lo portano sempre e dovunque annodato sul capo il fotografo Bruce Weber, il mitico leader dei Nirvana, Kurt Kobain, e il ciclista Marco Pantani.
  • BANDEAU: Fascia di tessuto indossata sulla fronte per tenere indietro i capelli e nello sport per detergere il sudore. Il termine indica anche un'acconciatura femminile della fine dell’ottocento, bassa e liscia con la scriminatura che divide i capelli in mezzo alla fronte in due bande raccolte dietro alla nuca e leggermente rigonfie sulle orecchie.
  • BURKA: La burka, originariamente era un’ampia mantella di loden, impermeabile, indossata soprattutto dalle popolazioni del Caucaso. Nel tempo è venuta ad indicare l’indumento che copre il viso e il corpo imposto alle donne del fondamentalismo e, in Afghanistan, dal potere talebano.
  • CACHE COL: Foulard da collo o sciarpa di seta.
  • CHADOR: È il nome persiano del lungo velo nero che le donne musulmane portano per coprire il capo. Letteralmente significa tenda e serve proprio a coprire come una tenda.
  • FICHU: Piccolo scialle, piegato a triangolo, che si porta sulle spalle o intorno al collo. Di grande moda nel 1700, ornava i decolletè che erano troppo profondi.
  • FOULARD: Fazzoletto di seta di grandi dimensioni, un tempo usato solo dalle contadine per proteggere il capo. Attualmente è invece un accessorio usato sia come copricapo sia per bellezza, portato su giacche e abiti.
  • FUSCIACCA: Sciarpa di stoffa che fascia la vita, usata spesso come cintura, sia su abiti femminili che per abiti ed uniformi maschili o indossata da sindaci durante le cerimonie ufficiali.
  • KEFIYEH: Indica un telo di stoffa tessuto a piccoli rombi geometrici, usato come copricapo dai beduini, è anche simbolo della lotta palestinese per l'indipendenza da Israele.
  • OBI: Larga fusciacca giapponese, realizzata in broccato di seta e bordata in colore contrastante, larga di solito una quarantina di centimetri e lunga quasi due metri. Legato intorno alla vita ed annodato in un largo fiocco dietro sulla schiena, funziona come finitura dei kimoni.
  • SCIALLE: Pezzo di tessuto in seta o altro tessuto di forma quadrata che, piegato in senso rettangolare o triangolare, si porta sulle spalle o sulla testa o come ornamento degli abiti da sera.

Gioielli

  • ANELLO: È una fascia di metallo o altri materiali usato per adornare le dita delle mani e, in alcune civiltà, anche dei piedi. Gli anelli possono essere realizzati in diversi materiali come metalli, plastica, legno, osso, vetro o altri materiali preziosi e non; possono inoltre includere, incastonate nel materiale principale, pietre preziose o inserti di piccole opere d’arte.
  • BANGLES: Ispirati ai gioielli tradizionali delle donne Masai, che li portano sia al braccio che al collo, i bangles sono una serie di tantissimi cerchi rigidi per lo più sottili, mischiati insieme, anche di materiali e colori diversi. Sono in uso in Europa dall’inizio dello scorso secolo.
  • BRACCIALE: È un articolo di gioielleria che viene indossato principalmente intorno al polso, in alcuni casi attorno alla caviglia. I braccialetti sono realizzati in metallo, pelle, stoffa o plastica ed a volte possono essere impreziositi da gemme, perle o altri elementi.
  • COLLANA: È un tipo di gioiello o ornamento che viene portata attorno al collo. Le collane sono di norma costituite da una catenina di metallo prezioso, o da un cordino, che può servire da supporto per altri elementi decorativi, come ad esempio perle, pietre preziose e pendenti di vari materiali.
  • COLLIER DE CHEIN: Collana molto adente al collo, meglio se fatta di molti fili di perle montate rigide e tutte uguali.

  • FERRONIERE: Gioiello femminile portato sulla fronte, molto in voga nel 1400. Era formato da una pietra preziosa incastonata che cadeva a goccia e sostenuta da un cordoncino in seta o da un sottile cerchio in oro.

  • PENDENTI: I pendenti sono una tipologia di gioiello piuttosto recente. In origine, infatti, i pendenti erano parte di collane o bracciali, con cui costituivano un tutt'uno. Si trattava quasi sempre di grandi pietre preziose, come smeraldi, rubini o diamanti, impreziositi da una cornice lavorata (ed eventualmente da altre pietre incastonate), mentre il resto della catena era decorata da una fantasia particolare.
  • ORECCHINO: Un orecchino è un pezzo di gioielleria indossato come ornamento dell'orecchio e sono generalmente attaccati alle orecchie tramite fori nei lobi, oppure mediante l'uso di clips. Gli orecchini possono essere realizzati in molti materiali come metallo, pietre preziose, plastica, vetro, etc. Ne esistono di svariati tipi e dimensioni, limitate solamente dalla capacità del lobo dell'orecchio di sostenere l'orecchino senza lacerarsi.
  • SAUTOIR: Collana lunghissima che arriva alla vita quasi sempre di perle, la si accorciava annodandola. La portavano le dive degli anni ’20, era indispensabile sugli abiti charleston ed era un vezzo a farla roteare ballando.

  • SPILLA: Una spilla è un oggetto di gioielleria o bigiotteria decorativo disegnato per essere agganciato su un capo dell'abbigliamento come giacche, bluse, camicie o vestiti. Le spille sono generalmente realizzate in metallo prezioso come argento o oro, ma a volte anche bronzo o altri materiali meno pregiati. Spesso le spille sono decorate con smalto o pietre preziose. Il loro utilizzo può essere meramente ornamentale, ma possono anche servire a tenere uniti insieme due capi.

Industria Conciaria

L'industria conciaria è il settore industriale che produce pelli e cuoio recuperando e valorizzando un sottoprodotto dell'industria alimentare: la pelle animale grezza proveniente dalla macellazione.
Il processo di lavorazione delle pelli è chiamato concia ed ha come scopo quello di trasformare la pelle putrescibile dell’animale in un prodotto imputrescibile, igienico, traspirante, resistente e durevole nel tempo.
Scoperta in modo casuale dagli uomini primitivi che notarono che se la pelle veniva affumicata o immersa nell’acqua con foglie e tronchi di albero durava più a lungo, queste piccole scoperte divennero nel tempo idee e sperimentazione che fondarono quella che noi conosciamo oggi come la storia della concia della pelle.
Le fabbriche dove si lavorano le pelli si chiamano concerie e si occupano dell’intero processo di concia,
sono aziende di medie - grandi dimensioni a causa dell’impiego di un ampia varietà di macchinari che ogni fase della lavorazione richiede.

Innovazione

L'Innovazione è la dimensione applicativa di un'invenzione o di una scoperta.
L'innovazione riguarda un processo o un prodotto che garantisce risultati o benefici maggiori apportando quindi un progresso sociale, anche se a volte non sempre efficaci e migliorativi rispetto a ciò che va ad innovare. In campo moda, l'innovazione è riferita alla tecnologie produttive, ai materiali e ai metodi di lavoro.

Lavorazione dei Pellami

  • TAGLIO LASER: Il laser è una macchina utensile i cui movimenti vengono controllati da un dispositivo elettronico integrato nella macchina detto anche a controllo numerico. I movimenti e le funzioni di queste macchine sono prestabiliti, ovvero vengono pre- impostati a tavolino attraverso dei software specifici. Il taglio laser permette di tagliare diverse tipologie di materiale e di raggiungere livelli di tagli e lavorazioni impossibili da ottenere tagliando a mano.
  • TAGLIO A PANTOGRAFO: Un pantografo a controllo numerico o CNC (computer numerical control), è una macchina operatrice capace di lavorare per asportazione. Essa è movimentata elettromeccanicamente da un computer che invia azioni e spostamenti elencati in un programma di lavoro, il cosiddetto CAD/CAM. Il computer può essere integrato nel box comandi della macchina o anche esterno ad essa, I vari motori che la compongono vengono movimentati in base a dei parametri controllati dalla circuiteria interna. Tali circuiti permettono lo spostamento dei componenti meccanici che, assemblati a monte, permettono al motore verticale, chiamato elettromandrino, dotato di un utensile, di realizzare lavorazioni su materiali specifici a seconda del lavoro che si vuole effettuare. Il taglio laser permette di tagliare diverse tipologie di materiale e di raggiungere livelli di tagli e lavorazioni impossibili da ottenere tagliando a mano.
  • RINVERDIMENTO: Il rinverdimento delle pelli è una lavorazione utile a reintegrare l’acqua nelle fibre della pelle persa durante la conservazione, ridonandole flessibilità e morbidezza. Esistono diversi tipi di rinverdimento delle pelli e viene preferito uno all’altro in conseguenza di due fattori: il tipo di pellame e di conservazione subito.

  • CALCINAIO E DEPILAZIONE: Il calcinaio e la depilazione sono due lavorazioni svolte (quasi sempre) per via chimica e sebbene hanno due scopi diversi sono spesso svolti contemporaneamente. Lo scopo del calcinaio è quello di rendere la pelle pronta all’assorbimento dei concianti, mentre la depilazione (come si può immaginare) ha come scopo quello di rimuovere il pelo e l’epidermide. I prodotti più usati per calcinaio e depilazione sono: idrossido di calce, solfuro di sodio, solfato di dimetilammina. Oltre che per via chimica, la depilazione può avvenire anche per via del riscaldamento che avvia il processo di decomposizione dando la possibilità ai microbi di formarsi e distruggere la parte profonda dell’epidermide.

  • SCARNITURA: La scarnitura è una lavorazione meccanica avente come scopo quello di eliminare tessuti sottocutanei ed il grasso in eccesso che restano attaccati alla pelle durante lo scuoiamento dell’animale. La scarnitura è una lavorazione che può essere svolta sia durante le lavorazioni di riviera e di concia (scarnitura in umido) o nel corso delle lavorazioni meccaniche in rifinizione (scarnitura a secco).

  • SPACCATURA: Questa lavorazione è utile nel caso in cui si lavorano pelli molto spesse, come nel caso dei vitelloni e se ne vuole ridurre lo spessore. La spaccatura è una lavorazione di tipo meccanico e viene effettuata con un macchinario che divide la pelle in due o più strati; lo strato superiore, il più pregiato, è detto fiore, mentre gli strati inferiori sono detti croste.

  • DECALCINAZIONE: La decalcinazione è un processo che avviene per mezzo chimico, la sua funzionalità è quella di eliminare la maggior parte della calce attaccata alle fibre della pelle, abbassare il ph e ottenere uno sgonfiamento del derma. Per farlo è necessario l’impiego di acidi forti o deboli. Una curiosità sulla decalcinazione? In passato non si usavano gli acidi, ma sterco di cane o di uccelli che venivano lasciati macerare e introdotti nei bottali insieme alle pelli e si attendeva che lo sterco dissolvesse la calce e le sostanze grasse presenti nella pelle.

  • MACERAZIONE: La Macerazione completa il processo di decalcinazione agendo sulla struttura delle fibre delle pelli, in particolar modo è utile a rilassarle, in modo da preparare i pellami a ricevere e assorbire appieno gli agenti concianti.

  • SGRASSAGGIO: Lo Sgrassaggio è una lavorazione che viene effettuata soprattutto sulle pelli molto grasse (come nel caso dei montoni provenienti dalla Nuova Zelanda). La saponificazione dei grassi è un modo sicuro per preparare i pellami a ricevere i concianti, dato che il grasso impedirebbe la penetrazione a fondo di questi.

  • PIKEL: La parola piclaggio deriva dall’inglese pickle (sottaceto) ed è una lavorazione che blocca definitivamente la possibile macerazione della pelle, inoltre la aiuta a rilassarsi e prepararsi per la concia.

  • CONCIA AL CROMO: La concia al cromo è una delle conce più utilizzate al mondo, si stima infatti che oltre l’80% delle pelli lavorate nel mondo siano conciate al cromo. Lo scopo della concia è fondamentalmente quello di dare al cuoio la maggior resistenza all’usura, la massima impermeabilità all’acqua, la giusta permeabilità all’aria ed al vapore acqueo (sudore) attraverso la porosità (quest’ultima caratteristica è tra le più importanti poiché conferisce alle pelli il vanto di essere una dei principali materiali igienici.) La lavorazione delle pelli con la concia al cromo viene fatta per via del cromo trivalente.

  • CONCIA AL VEGETALE : La concia al vegetale ha origini nella preistoria e in Toscana. Il processo di lavorazione e lento e porta le pelli grezze a divenire cuoio, nel totale rispetto della natura. Un processo basato sull’utilizzo di tannini naturali che si trovano più o meno concentrati in numerosi tipi di alberi e piante. La pelle conciata al vegetale non contiene sostanze tossiche nocive per l’uomo e per l’ambiente ed è solitamente ben tollerata dalle persone allergiche ai metalli pesanti, garantisce l’assenza di sostanze tossiche, come coloranti azoici nichel, pentaclorofenolo e cromo VI, nocive non solo per l’essere umano ma anche per l’ambiente.

  • PRESSATURA: Dopo aver subito il processo di concia i pellami sono impregnate ed è necessario ridimensionare la quantità d’acqua presente all’interno della pelle. Per farlo si ricorre all’uso di un macchinario che esercita una forte pressione sulle pelli (dalle dieci alle ottanta tonnellate) facendo così fuoriuscire l’acqua e stendendo la pelle.

  • RICONCIA: La riconcia è una lavorazione propensa a dare carattere e conferire particolari proprietà merceologiche alla pelle, come ad esempio: maggiore resistenza meccanica, uniformità della concia in tutto lo spessore del cuoio, conferire maggiore pienezza, morbidezza, elasticità, cedevolezza, leggerezza ecc... Anche se non è strettamente necessaria, attraverso la riconcia delle pelli è possibile determinare l’alta qualità di una pelle e le sue caratteristiche.

  • TINTURA: La tintura del cuoio può essere effettuata anche durante le operazioni di riconcia, in questo caso le pelli vengono immerse in un bottale contenente soluzioni acquose portate ad una temperatura elevata e vengono introdotti nell’acqua coloranti idrosolubili. Lo scopo principale della tintura, come si può immaginare è quello di conferire alla pelle il colore desiderato. Con questa modalità di tintura in botte è possibile far penetrare la tintura non solo superficialmente ma anche lungo tutto il suo spessore.

  • INGRASSO: Una delle ultime lavorazioni in umido (quando le pelli sono ancora bagnate) è sicuramente l’ingrasso, un’operazione che serve a modificare le caratteristiche fisico - meccaniche della pelle introducendo nelle fibre oli e grassi solubili che fungono da lubrificanti. Senza l’ingrasso, la pelle essiccata potrebbe non godere della morbidezza, elasticità e resistenza che caratterizza solitamente i pellami,

  • ASCIUGATURA: Le operazioni di asciugatura o essiccamento hanno come scopo principale quello di far perdere alle pelli l’acqua assorbita durante tutte le precedenti lavorazioni. Questa lavorazione inizia quasi sempre con la messa al vento delle pelli dove i pellami attraversano dei rulli che pressano letteralmente la pelle stirandola ed allargandola, permettendo così la perdita di sostanze inutili assorbite precedentemente. Dopo la fase della messa al vento è necessario essiccare ulteriormente i pellami e per farlo esistono diversi metodi:

  • SOSPENSIONE DEI PELLAMI (ESSICCAZIONE A CATENA): I pellami vengono appese su dei bastoni collegati ad un sistema di trasporto che fa circolare i pellami in prossimità del soffitto delle concerie, dove generalmente si forma aria calda che può essere anche controllata tramite l’ausilio di impianti appositi. Questa fase permette ai pellami di perdere l’umidità in eccesso contenuta al suo interno. E’ necessario sapere che durante questa fase, non solo si permette ai pellami di “asciugarsi” ma è anche un ottimo metodo per permettere il fissaggio dei prodotti concianti.

  • ESSICCAMENTO TRAMITE INCHIODATURA (INTELAIATURA): Le pelli vengono distese ed inchiodate con delle apposite pinze su dei pianali (generalmente forati) che verranno introdotti in dei condotti di riscaldamento controllato ed umidificato, in modo da conferire la giusta morbidezza alla pelle e fare in modo che essa non si ritiri per via del calore.

  • ESSICCAMENTO TRAMITE SOTTOVUOTO: I pellami vengono introdotti in dei macchinari aventi delle grosse piastre in acciaio inox che si riscaldano e sovrappongono; una volta in questa posizione viene aspirata l’aria tra le due piastre e si crea un effetto sottovuoto.

  • PALISSONATURA: La palissonatura è quella lavorazione che ha lo scopo di ammorbidire i pellami che dopo aver attraversato la fase di essiccazione risultano “duri e cartonosi” al tatto. Questa lavorazione viene svolta solitamente in apposite macchine come il palissone rotativo, dotato di rulli con lame ondulanti che svolgono la funzione di distendere e rilassare la struttura fibrosa della pelle in modo da ammorbidirla; il palissone a vibrazione dove la pelle viene inserita e grazie all’azione dei pioli di questa macchina viene allentata la struttura delle fibre ammorbidendo così la pelle.

  • FOLLONATURA O VOLANATURA: Come la palissonatura, anche la follonatura o volanatura ha il compito di ammorbidire la pelle. La differenza risiede nella tipologia del macchinario usato e nella caratteristica merceologica che si vuole conferire al pellame, infatti nella lavorazione a follonare vi è l’impiego di un bottale (a secco) dove è possibile controllare temperatura e valori di umidità; i pellami vengono inseriti nel bottale e vengono scossi meccanicamente dall’azione rotativa facendo in modo che la pelle si ammorbidisca. E' importante sapere che tramite questa lavorazione è possibile aggiungere prodotti chimici in grado di stabilire gli effetti moda desiderati.

  • SMERIGLIATURA: La smerigliatura è una lavorazione che viene effettuata tramite un macchinario dotato di rulli abrasivi e può essere utile principalmente in tre casi, per la creazione delle pelli con effetto scrivente (es. nabuk) dove viene appunto smerigliato (carteggiato) il fiore della pelle;
    per “riparare” guasti sul fiore della pelle bisogna prima stuccare la parte del fiore dove sono presenti difetti (con della speciale pasta) e poi smerigliando la pelle in modo da pareggiare la stuccatura con la superficie del fiore della pelle.

  • RIFINIZIONE DELLE PELLI: Le lavorazioni di rifinizione possono manomettere una grandissima varietà di caratteristiche della pelle, è possibile infatti attraverso questa fase conferire il colore desiderato, le prestazioni fisiche e meccaniche, il tatto, l’effetto scivolante o frenante ecc. Esistono tantissime macchine per la rifinizione, ma in questo contesto ci soffermeremo ad elencare soltanto i più importanti.

  • RIFINIZIONE A SPRUZZO: La rifinizione a spruzzo è effettuata per mezzo di macchinari aventi delle grosse cabine dove vengono inserite le pelli, all’interno ci sono una o più giostre di pistole che fungono da aerografi che effettuano movimenti circolatori ad alta velocità spruzzando delle finissime goccioline spinte da aria compressa sulla superficie della pelle, creando così un film sulla parte superficiale della pelle che oltre a modificare il colore, può manomettere anche il carattere della pelle. In questa fase infatti è possibile creare infiniti prodotti moda come ad esempio pellami antitrasudanti, rendere la pelle impermeabilizzata, aggiungere fissativi, ammorbidire la pelle, creare effetti cerati ecc.
    Proprio per la vastità di applicazioni possibili, la rifinizione a spruzzo è tra le più utilizzate.

  • RIFINIZIONE A VELO (VELATURA): Questo tipo di rifinizione serve sostanzialmente per la produzione di pelli verniciate, poichè l’applicazione dei prodotti viene fatta tramite un macchinario “la velatrice” adoperato anche per verniciare il legno. Questo macchinario è dotato di un tappeto dove vengono fatte scivolare le pelli e di una testa che tramite delle “labbra” in acciaio fa colare sui pellami un velo liquido che tinge uniformemente le pelli e dona l’effetto desiderato.

  • RIFINIZIONE A TAMPONE: La rifinizione a tampone ha origini antiche, infatti è una lavorazione che spesso ancora oggi viene effettuata manualmente senza l’ausilio di macchinari. La metodologia dell’applicazione dei prodotti è molto semplice, viene stesa la pelle su un pancale solitamente in truciolato laminato e tramite l’ausilio di un tampone (una specie di spugna) viene tinta la pelle. Oggi è possibile anche l’utilizzo di macchinari appositi che si occupano di effettuare meccanicamente questa lavorazione.

  • RIFINIZIONE A RULLO (SPALMATURA): La rifinizione a rullo è solitamente usata per pelli che devono avere una trama particolare come ad esempio una stampa pitonata leopardata a fiori ecc. oppure per croste (cioè la parte qualitativamente inferiore delle pelli che sono state spaccate) che vogliono assomigliare al fiore. Le pelli vengono introdotte in un macchinario che applica una carta adesiva contenente il disegno desiderato lungo tutta la superficie della pelle. Come potrete ben immaginare è possibile riprodurre una quantità infinita di prodotti finali tramite questa tecnologia. Inoltre tramite la rifinizione a rullo è possibile recuperare anche quelle pelli che hanno difetti visivamente sgradevoli.

  • RIFILATURA: La rifilatura delle pelli è un’operazione che consente alle pelli di avere dei bordi regolari, vengono infatti ritagliate le parti ritenute inutili lungo il bordo delle pelli. Questa operazione può essere svolta sia su pelli in trippa che in rifinizione, per rifilare le pelli vengono usate solitamente delle forbici o un coltello a seconda della fase in cui vuole essere svolta.

  • MISURAZIONE: Nell’ industria conciaria le misurazioni delle pelli si fanno sia per lo spessore che per la superficie e con le nuove tecnologie non è necessario avere due macchinari appositi per misurare entrambi i parametri. L’unità di misura usata per la misurazione della superficie delle pelli è il pd2 (piede quadrato) che corrisponde a 30.48 cm oppure in m2, mentre per lo spessore della pelle si usano i millimetri. La misurazione viene calcolata tramite appositi macchinari che scansionano la superficie della pelle e lo spessore e stampano sul retro della pelle la misura calcolata.

Look

Voce inglese che può significare sia sguardo, colpo d’occhio sia apparenza, aspetto. Nel campo della moda e dell’abbigliamento è un termine molto usato e può essere riferito sia ai suoi significati tradizionali sia a concetti moderni come quelli di stile o immagine.

Made in Italy

Made in Italy è un'espressione utilizzata, a partire dagli anni 1980, per indicare la specializzazione internazionale del sistema produttivo italiano nei settori manifatturieri tradizionali.
È fondamentale in settori strategici della produzione italiana e motivo di vanto nel mondo, le 4A: Abbigliamento, Arredamento, Automotive e Meccanica e Agroalimentare.

Moda

La moda detta anche, storicamente costume, nasce solo in parte dalla necessità umana correlata alla sopravvivenza di coprirsi con tessuti, pelli o materiali lavorati per essere indossati. Dopo la preistoria l'abito assunse anche precise funzioni sociali, atte a distinguere le varie classi e le mansioni sacerdotali, amministrative e militari.
Con moda si intende anche il complesso delle attività artigianali, industriali e commerciali che trattano l'abbigliamento e i suoi accessori.
con la parola moda viene individuato anche il complesso di atteggiamenti, consuetudini, modelli di comportamento che si affermano a livello collettivo come attuali e adeguati al gusto del momento, in relazione a un determinato periodo storico e a una determinata area geografica e culturale.

Moodboard

Il Moodboard è la rappresentazione visiva di una selezione d' immagini, parole e materiali, (può essere presentata cartacea o su computer)
ha lo scopo di tracciare una “mappa d’ ispirazione” cioè rappresenta il punto di partenza per progettare una collezione. Naturalmente può essere modificato in parte durante lo sviluppo del progetto, ma non dovrebbe essere stravolto.

Packaging

Il packaging, è il valore aggiunto della percezione del prodotto che contiene. Nel settore del packaging, la fanno da padrone, ricerca e innovazioni di materiali che fanno la differenza e aumentano le vendite. Avere la consapevolezza del rapporto valore percepito e valore reale, è fondamentale ma ancora più fondamentale l'esecuzione corretta di quale Packaging eseguire in un brand di moda. Tutti gli elementi fondamentali per essere un brand completo e avere tutti gli elementi per comunicare il giusto valore.

Parti della scarpa

  • ARCO PLANTARE: La parte arcuata della pianta del piede, compresa tra il tallone e la linea d'appoggio del metatarso.
  • BASE DEL TACCO: La superficie di contatto tra il tacco e la parte posteriore della suola.
  • CALZATA: La larghezza della calzatura o della forma, misurata nel punto più largo della pianta in rapporto alla lunghezza. Rivela se il piede è magro o grasso. Le migliori aziende calzaturiere producono scarpe con calzate diverse per la stessa lunghezza, in modo da soddisfare le esigenze dei piedi più difficili.
  • CAMBRIONE: Rinforzo che viene applicato nella parte stretta del sottopiede, compresa fra il tacco e la pianta, in corrispondenza dell'arco del piede.
  • CAPPELLOTTO: Rinforzo che viene inserito tra la tomaia e la fodera, nella parte anteriore della scarpa, in corrispondenza della punta.
  • CAVA: Il punto più arcuato del piede, che nella scarpa si presenta come la parte più stretta.
  • CONTRAFFORTE: Rinforzo inserito nel tallone tra la fodera e la tomaia per irrigidire quest'ultima.
  • CROSTA: Strato inferiore di una pelle spaccata e il conciato che da essa si ottiene.
  • FIOCCHETTO: Guarnizione consistente in un ciuffo di sottili strisce di pelle strette con un nodo a un capo.
  • FIORE: La parte superficiale del derma. Il lato fiore è il lato di una pelle su cui si trovano l'epidermide e i peli, opposto al lato carne. Per ogni specie animale il lato fiore presenta una grana particolare.
  • FODERA: Parte interna della tomaia che viene a trovarsi in diretto contatto con il piede.
  • FONDO: È l'insieme delle parti della scarpa interposte tra il piede e il suolo, in opposizione alla tomaia.
  • FRANGIA: Serie di taglietti della medesima lunghezza, o di lunghezza ordinata secondo un certo disegno decorativo, praticati sull'orlo di una guarnizione applicata sulla tomaia tra il collo del piede e il punto di calzata.
  • GAMBETTO: Ciascuna delle due parti posteriori della tomaia, in genere simmetriche, che si soprammettono sulla mascherina nel modello Derby e sottostanno ad essa nel modello Francesina. Talvolta può essere chiamato anche Quartino.
  • GOLA DEL TACCO: Lato anteriore del tacco che presenta una cavità più o meno accentuata.
  • GUARDOLO: Manufatto di cuoio flessibile che segue il profilo della suola, sul quale vengono cucite da un lato la tomaia e il sottopiede e dall'altro la suola stessa.
  • LINGUETTA: Striscia del medesimo materiale di cui è fatta la tomaia, cucita alla mascherina, che corre in corrispondenza dell'allacciatura a protezione del collo del piede.
  • MASCHERINA: Parte anteriore della tomaia con puntina, specchietto, o riporto. Si dice a doppia puntina, quando sulla punta è sovrapposta una puntina di rinforzo alla quale viene spesso attribuita una funzione decorativa, o a puntina finta quando è provvista di una cucitura che simula la giuntura di una puntina. È invece liscia quando si presenta priva di ogni decorazione.
  • PLANTARE: Lastra metallica o di altro materiale, sagomata e curvata opportunamente, posta sopra il sottopiede per correggere il piede piatto.
  • PUNTEGGIO: Il risultato dell'operazione di foratura del cuoio effettuata con la lesina e del passaggio successivo dello spago nei fori praticati.
  • RINFORZO: Pezzo di pelle o altro materiale che viene applicato generalmente tra la fodera e la tomaia nei punti in cui questa è più soggetta ad usura.
  • RIPORTO: Pezzo applicato sulla tomaia a scopo decorativo.
  • SOTTOTACCHI: Gli strati che compongono il tacco.
  • SPECCHIETTO (o Vaschetta o Centrino): È il taglio (o la cucitura) ornamentale a forma di ferro di cavallo sulla mascherina. In uso prevalentemente nei Mocassini.
  • SPERONE (o Speroncino): E’ cosiddetta la parte del gambetto corrispondente al tallone nel piede. Può essere anche sinonimo di Contrafforte.
  • SPIANATURA (o Piantina): Sottile strato di pelle o sughero collocato tra sottopiede e suola dalla punta fino all'attacco del cambrione, per pareggiare il dislivello creato da scarniture e cuciture.
  • TOMAIA: Parte superiore della calzatura, inclusi fodera e accessori, in opposizione alla suola.

Pellami

  • AGNELLO - Lamb: Pelle di giovane pecora ottenuta dalla concia di pelli d’agnello con la caratteristica morbidezza.
  • ALCE - Elk: Pelle conciata dell’animale che appartiene alla famiglia dei Cervidi.
  • ANFIBIO - Water-proof: Pelle la cui concia ( solitamente al cromo o combinata) ed il trattamento di rifinizione assicurano l’impermeabilità all’acqua.
  • ANTILOPE - Antelope: Pelle conciata di animali della famiglia delle antilopi. Pelle morbida, sottile e scamosciata sul lato carne.
  • ARDIGLIONE - Tongue of a buckle: Asticciola metallica in collegamento mobile alla fibbia e che, penetrando nei fori di una cinghia, ne assicura la fermatura.
  • AUTOMATICO Press stud, snap fastener: Chiusura a bottone composto da due parti ad incastro.
  • BUFALO - Buffalo: Pelle conciata in genere col fiore molto difettoso.
  • BULGARO - Russia leather: Pelle stampata a quadrettini conciata al vegetale e trattata con olio di betulla che le dava un odore caratteristico.
  • CAMOSCIO - Chamois: Pelle del camoscio resa morbida e vellutata.
  • CAMOSCIATO - Suede: Pelle intera che viene smerigliata con un abrasivo dalla parte del carnaccio e che costituirà il lato esterno della pelle.
  • CAPRA - Goatskin: Pelle di capra adulta utilizzata per calzature spesso scamosciata.
  • CAPRETTO - Kidskin: Pelle di capra giovane, leggera e morbida.
  • CARNACCIO - Flesh side: Rovescio della pelle dal lato della carne.
  • COCCODRILLO - Crocodile skin: Pelle conciata del coccodrillo usata per fabbricare oggetti di pelletteria pregiati; sotto stretto controllo protettivo.
  • CULATTA - Rump: Parte posteriore del groppone e delle zampe posteriori di una pelle.
  • CUOIO - Leather: La pelle conciata a spessore pieno.
  • CUOIO INGRASSATO - Curried leather: Cuoio conciato e rifinito con grasso che aumenta la resistenza alla trazione e alla flessibilità.
  • CUOIO RIGENERATO - Reclaimed leather: Materiale prodotto in pezze con fibre di cuoio e lattice naturale o sintetico (Salpa).
  • CUOIO RINFORZATO - Reinforced leather: Cuoio sul cui rovescio sono stati incollati strati di tessuto o di altro materiale sintetico.
  • CUOIO VENATO - Veined leather: Cuoio in cui sono evidenti i segni dei vasi sanguigni.
  • DAINO - Buckskin: Pelle conciata di diverse varietà di cervidi, d’aspetto vellutato e di tatto morbido, difficile da lavorare per la sua elasticità.
  • FIORE - Grain: Parte superiore della pelle che, dopo la rimozione del pelo mette in evidenza il disegno dei pori secondo le caratteristiche di ogni specie animale.
  • LUCERTOLA - Lizard skin: Pelle di rettile a squame piccole; secondo il paese di provenienza si distinguono in Calcutta, Bengala, Java, Tejù, ecc.
  • MIPEL: Fiera internazionale della pelletteria che si tiene a Milano due volte l’anno; in marzo per la collezione autunno-inverno e in settembre per la collezione primavera-estate.
  • PECARI - Peccary: Pelle con fiore, generalmente per guanti, ottenuta con la pelle di un cinghiale dell’America Centrale.
  • PELLE BOVINA - Cow hide: Pelle di animali di grossa taglia; secondo le parti della pelle dell’animale si distinguono in: testa (o frontale), zampe anteriori e posteriori, spalla, avancorpo, groppone, mezzo groppone, schiappa, pancetta, culatta, fianco.
  • PITONE - Python: Pelle conciata di diverse specie di serpenti non velenosi di grande taglia.
  • VACCHETTA - Cowhide: Pelle leggera di bovino non adulto; in Italia le pelli ottenute da vitelli che hanno mangiato erba sono chiamate “erbaroli”.
  • VINILPELLE - Imitation leather: Prodotto che imita la pelle conciata, si ottiene trattando un tessuto con una sospensione di polivinilcloruro (PVC).
  • VITELLO - Calf: Pelle di bovino giovane.
  • ZEBU - Zebu: Pelle conciata di una specie bovina diffusa in Asia e in Africa.

Il Product Designer è una figura professionale innovativa e in costante evoluzione, che spicca per le sue doti creative e la sua capacità di tradurle in progetti adeguati al sistema industriale.
Deve essere in grado di leggere le esigenze del mercato, intuendole e prevedendole, e in base ad esse, dare sfogo alla sua creatività in modo da rendere le sue invenzioni adatte a soddisfare i bisogni della società contemporanea.
Essere un Product Designer vuol dire seguire e controllare ogni fase della creazione del proprio prodotto, dall'analisi del mercato alla scelta del target, dalla progettazione alla scelta dei materiali adatti, dalla creazione di modelli 3D allo sviluppo del design fino alla commercializzazione.

Il Progettista di Accessori è una figura professionale che si occupa dela fase di progettazione e di impostazione industriale o artigianale del processo di creazione. 
Si occupa quindi della creazione del progetto e del modello, della scelta dei materiali adatti, della creazione di progetti 3D e di prototipi.

Prototipo

Il prototipo è la prima "prova" di un prodotto. È il modello su cui, dopo eventuali correzioni, vengono realizzati i successivi prodotti.

Seamless

La tecnologia Seamless, concetto molto innovativo nella produzione d’abbigliamento, consente di realizzare capi totalmente privi di cuciture.

Lo Shoe Designer è il professionista che si occupa dell'ideazione, progettazione, e, a volte, anche realizzazione di calzature.
Dal primo bozzetto, infatti, ne crea il progetto e ne valuta la fattibilità, per poi scegliere la combinazione giusta di materiali per la creazione dell'accessorio.
Spesso si appoggia ad artigiani specializzati che si occupano di portare a termine il prodotto finito. 

Sostenibilità

La sostenibilità è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto ad un certo livello indefinitamente.
In ambito ambientale, economico e sociale, essa è il processo di cambiamento nel quale lo sfruttamento delle risorse, il piano degli investimenti, l'orientamento dello sviluppo tecnologico e le modifiche istituzionali sono tutti in sintonia e valorizzano il potenziale attuale e futuro al fine di far fronte ai bisogni e alle aspirazioni dell'uomo.

Sviluppo Prodotto

Il processo di Sviluppo Prodotto è la sequenza di passi (attività) che un azienda o un singolo progettista intraprende per progettare, realizzare e commercializzare un prodotto. Un processo di sviluppo ben gestito deve assicurare: qualità - coordinamento - pianificazione - gestione - documentazione.

Tendenza - Trend

Voce inglese che significa direzione, orientamento. Nel campo della moda indica una tendenza, una direzione prevalente nell'uso e nel costume sociale.
 

Il Trend Hunter è la figura professionale che si occupa di Ricerca Tendenze. Il suo lavoro è fondamentale per la riuscita di tutto il processo creativo di realizzazione di collezioni di moda e di vendita di prodotti finiti.
Obiettivo del suo lavoro intercettare ed anticipare i cambiamenit di gusto, di pensiero e sociali di ogni parte del mondo, secondo il proprio bacino d'utenza. La ricerca, fonda le proprie radici nei dati sulle abitudini di consumo e gli stili di vita dei consumatori.