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Paura al terzo piano

un racconto di paura ambientato in ITS Academy Machina Lonati

Hai presente quella scuola bella e solare di cui ti parlano i miei colleghi nel nostro blog? Le storie di successo, la vita quotidiana tra scale ed esami? Ebbene sì, sono realtà. Ma per conoscere un luogo non bastano le emozioni positive: ci sono anche quelle di terrore.

Oggi sono qui per questo: ti racconto la storia di una serata strana. Come in una bolla, torniamo quindi a un 17 gennaio 2019 pieno di festosità. O che quantomeno è cominciato così...

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Il racconto di una sera come tante

L’aula magna era piena di gente. Alle nove in punto la conferenza stava proprio per iniziare. Fiumi di gente allegra e chiassosa si stava spostando dall’ampia zona bar, per l’occasione aperta anche di sera con un ricco bancone di prelibatezze, alla grande sala seminterrata con poltroncine rosse in stile teatro ed un vero e proprio palco in legno con il sipario ancora chiuso.
La conferenza di questa sera aveva attirato non solo studenti, ma un pubblico vario di ogni età.

Roxana, Giulia e Marta erano le volontarie di staff quella sera, ma in realtà da fare c’era ben poco, e per di più, dato che era un evento importante, in servizio c’era già tutto il personale della segreteria della scuola. E’ vero, le ragazze avevano il biglietto gratuito – e ne avevano approfittato volentieri, perché la serata si preannunciava interessante – però quando Giulia aveva chiesto alle altre “Avete mai visto la scuola di notte?” si erano reseconto tutte e tre che in eff etti no, non l’avevano mai vista.
E non ci avevano mai pensato, fino a quel momento.

Prese dal brivido del momento, il brivido di fare una cosa non proprio vietata, però sicuramente intrigante, mezzo scherzando e mezze serie si erano allontanate dall’aula magna e stavano tornando verso l’entrata della sede centrale, di giorno popolata da
fiumi di studenti di tutte le età che, in pausa tra una lezione e l’altra, o a inizio o a fine giornata, transitavano per andarsi a bere il caffè, in gruppetti, chiacchierando della lezione o commentando questo o quel professore.

Adesso, però, era tutto buio. O quasi: facevano eccezione le lucine rosse e verdi del quadro elettrico di fianco all’entrata, che sembravano occhi di animaletti notturni che scrutavano da dietro al muro. Non c’era un’anima,ovviamente.
Le risate e gli schiamazzi delle ragazze erano ancora allegri, avevano solo un che di isterico appena accennato.

Ovviamente la parte intrigante della scuola di notte sono proprio le aule, di giorno teatro di grandi lezioni (o grandi dormite), quelle aule calde d’estate e fredde d’inverno, che vedono quotidianamente confidenze, risate e chiacchierate.
Quindi, su per le scale.
Di spalle all’ufficio di Web & Social Content, la prima rampa, poi la seconda, poi un attimo di pausa – tra fiatone e risate le ragazze non si guardano tanto attorno, a Roxana sembra di vedere uno striscio strano
sul pavimento (terra? gomma? anche se sembra un po’ rossiccio) ma al buio chissà, si confonde tutto… e poi lei sa bene diessere ansiosa, troppo ansiosa.

Salgono l’ultima agognata rampa e arrivano finalmente agli ampi spazi di ITS. La finestra con vista subito difronte a loro, e i due corridoi a sinistra e a destra che si snodano lunghi e (di solito, ma non certo stasera) luminosi e accoglienti fino in fondo alle altre rampe di scale. Assomiglia ad un castello: lo pensa spesso Roxana, e si stupisce di come uno spazio tanto pulito e lineare di giorno, possa sembrarle tanto insidioso di notte.
Per lei, l’avventura potrebbe finire qui: le ragazze hanno smesso di parlare, l’euforia si è calmata, e in realtà non è nulla di speciale, la scuola di notte. Si sente stranamente a disagio, mentre camminano verso la piccola biblioteca, e poi c’è uno strano
odore nell’aria… forse viene dai bagni.

Superano l’aula 27, le porte tutte socchiuse, e stavolta ne è certa: in fondo, affacciata alla finestra che dà sul tranquillo chiostro centrale, intravede una figura umana. Ed è allora che, con il cuore martellante e con l’unicofi lo di voce che le rimane, stride “Ragazze, scendiamo?”, ma le altre nemmeno la sentono.
Come telepaticamente collegata, Giulia propone “Scendiamo dalle scale qui in fondo?” con una punta diagitazione nella voce. Marta annuisce energicamente, e velocemente si dirigono verso la porta.


E’ proprio Marta la prima, che, quasi arrivata a toccare il maniglione antipanico, fa un salto indietro, eagghiacciata, tira un urlo. Sul pavimento, davanti alla porta, c’è uno
striscio di sangue ancora umido.
Si intravede uno spiraglio, la porta è tenuta aperta da un oggetto che inizia con una forma cilindrica, e l’odore dimarcio viene da lì.

Annaspano alla ricerca dei cellulari, per usare la torcia, ma si ricordano con orrore di averli lasciati nel deposito, insieme alle giacche e agli zaini. Roxana si sposta, e la luce arancione di un lampione fi ltra dalla fi nestra,illuminando l’oggetto, e rivelando una manica di camicia, a brandelli, che lo ricopre.
Il battito sale, il sangue accelera nelle vene, il respiro si fa aff annoso, e con voce strozzata le ragazze emettonoun urlo soff ocato. Adesso sono d’accordo tutte e tre: vogliono fuggire all’istante.

Corrono tornando sui loropassi fi no all’inizio del corridoio, ma, appena superata l’aula 27, sentono un rumore di passi che si avvicinanoalla porta.Terrorizzate, accelerano la corsa e, nel momento in cui iniziano a scendere le scale, vedono la porta spalancarsiall’improvviso e ne esce una fi gura scura correndo.

Quando rientrano in aula magna non sembra loro vero di esserci riuscite. L’atmosfera è
calda, le luci soffuse, laconferenza sta continuando tranquillamente come se nulla fosse, tutti sono ignari di quello che sta succedendodue piani più su. Trovano tre posti liberi, si siedono ancora affannate e pian piano recuperano fi ato.

Dopo mezz’ora, con il silenzio e il calore della sala, sembra loro di essersi immaginate quanto successo al terzo piano: è davvero possibile che a soli pochi piani di distanza ci sia una persona che cammina per le aule buie equello che sembrava un arto incastrato nella porta antincendio? La persona poteva essere un appeindiabiti spostato dalla sua solita posizione, e l’oggetto magari un pranzo caduto a qualche studente che era lì da un po’ troppo tempo?

L’immaginazione va oltre la moda: con ITS ti si apre un mondo di creatività

Difficile immaginare la storia che vi ho appena raccontato in ITS. Soprattutto se conosci la sua sede. Non ci sei mai stato? Consulta ora il calendario dei nostri Open Day per venire a trovarci di persona presso la nostra sede!

P.S.: non troverai scene da brivido, questo è promesso!

Articolo scritto da Tobia Fiorenzato, studente del corso di Ecommerce Manager.

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